Talvolta riflettere sui fatti dell’attualità finisce per suscitare associazioni mentali imprevedibili quanto illuminanti. Non resta allora che raccogliere i pensieri, metterli in ordine e capire dove si va a parare.

1) È in corso, proprio in questi giorni, la settantunesima edizione del Festival di Sanremo, kermesse musicale che in passato è stata presentata per ben undici volte dall’intramontabile Mike Bongiorno. Quest’ultimo, caso vuole, è pure ispiratore di uno dei più sofisticati strumenti tecnologici in uso presso il Calvari Film Institute, vale a dire: il Sistema M.I.K.E. Altro elemento di congiunzione sta nel fatto che gli organizzatori del Festival, quest’anno, hanno dovuto misurarsi con la difficoltà di allestire un grande evento in tempo di pandemia, impresa che già da svariati mesi tiene occupata la dirigenza dell’Institute. Laddove però a Sanremo si sono sostanzialmente arresi, rinunciando alla presenza del pubblico in sala e tutt’al più sostituendolo con palloncini, l’Institute invece, facendo ancora una volta affidamento su ingegno e tecnologia, si è dimostrato capace di elaborare soluzioni decisamente più creative, quali lo Smart-Instituting prima e l’Hybrid-Instituting poi.

2) Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la cittadina di Sanremo non è intitolata a San Remo, giacché non esiste alcun santo di nome Remo. Piuttosto, nel dialetto locale “San Rœmu” starebbe ad indicare San Romolo, vescovo di Genova che nel V secolo, durante un viaggio pastorale nel ponente ligure, venne a mancare proprio nella Città dei Fiori. Analogamente, alcuni sono portati a credere che il patrono di Calvari sia San Rocco, in base alla festa che abitualmente si tiene in suo onore ad agosto nonché alla denominazione data ai premi più prestigiosi del Calvari Film Festival (il Sanrocchino d’oro e quello d’argento). In realtà la parrocchia di Calvari è sotto la protezione di Sant’Andrea Apostolo, cui pure è dedicata la chiesa locale, mentre San Rocco dà nome soltanto all’oratorio.

3) Anche l’Institute tiene in grande considerazione la musica, almeno nella misura in cui essa si sostanzia in un prodotto audiovisivo: basti pensare agli studi in tema di videoclip sudcoreani condotti dal Centro Studi di Osaka, piuttosto che alle ormai numerose volte in cui l’Institute ha avuto il privilegio di collaborare con il Maestro Domenico Bini. Quest’ultimo è peraltro al centro di un vero e proprio mistero legato al corrente Festival di Sanremo, giacché il suo nome è stato avvistato sulla porta di uno dei camerini del Teatro Ariston. Che qualcosa bolla in pentola per la serata finale? Siamo scettici, ma ci terremo comunque pronti a sintonizzarci qualora l’impossibile dovesse verificarsi. Da ultimo, piace ricordare come, con il titolo della prima rassegna del CoFF 2021, si sia inteso omaggiare la più bella canzone mai cantata sul palco di Sanremo.
A questo punto, dovendo passare dalla riflessione all’azione, sorge spontaneo domandarsi: come fare a organizzare una grande serata capace di coniugare santità e buona musica? Ecco allora che, con altrettanta naturalezza, vanno associandosi nella mente le seguenti parole: CoFF 2021, ciclo Origins, Hybrid-Instituting, canzoni neomelodiche, gente che soffre e combatte quotidianamente per la libertà. In sintesi: Grazie Padre Pio, che non è (soltanto) una manifestazione di gratitudine nei confronti del Santo di Pietrelcina, bensì il titolo di un film che alcuni veterani dell’Institute ebbero occasione di vedere, un pomeriggio estivo di tanti anni fa, nella mitologica Stanzetta. Ora i tempi paiono maturi per assistere nuovamente alle disavventure di Gigione e Jo Donatello, padre e figlio, e ascoltare con rinnovato interesse le loro prodezze musicali. Perché sì, Grazie Padre Pio non è soltanto una storia di amore, criminalità, gare clandestine e responsabilità genitoriale, ma è, in buona parte, anche una specie di musical. E l’ultima volta che l’Institute si è occupato di un musical le cose sono andate benissimo.


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