Che il 2020 non sia un anno facile è di fronte alla mascherina di tutti. Da un paio di mesi non posso semplicemente “scendere a prendere un etto di prosciuttino fresco che me lo metto in queste due fette di pane che mi son rimaste”; no, arrivo a programmare scientificamente un’uscita che avviene ogni 10 giorni, e ci arrivo sui gomiti, ci arrivo che sono un passo prima del nutrirmi leccando la colla dei libri, ed è un’uscita che mi sento possa essere riassunta in due elementi:
- una lista della spesa lunghissima con cibo suddiviso avendo in mente le sotto-zone del supermercato, con colori e agganci mnemonici per limitare il più possibile lo strazio dell’occhiale appannato;
- due borse dell’IKEA stracolme di cibo e che mi dicono “no ascolta, io ti porto tutti i LAKK che vuoi, ma rendiamoci conto che questo è innaturale anche per me“.
Poi rientro in casa, mi tolto i guanti, mi rimetto i guanti, comincia il balletto di me, in mutande (i vestiti vengono gettati come il demonio in lavatrice) tra l’ingresso e la cucina, con sotto l’ascella una sottiletta e sotto il mento il fish burger, che è tanto importante l’omega-3, quasi quanto la Vitamina C e le scie chimiche.
A me, il 2020, sta piacendo tantissimo.

Il fatto è che, per quanto possa sembrare strano, questa è forse la parte migliore del 2020, e sto parlando di una quarantena. Perché – vado a memoria – dopo aver rischiato una guerra mondiale, ci siamo tutti quanti goduti il profumo di brace che proveniva dall’Australia.

Quindi, cos’è successo?
Noi, come Institute, crediamo che la soluzione debba essere ricercata nel 2019, quando la cinematografia ha visto venire alla luce due grandissime produzioni, che hanno sconvolto (in modo diametralmente opposto) il mondo intero. Crediamo che all’interno di queste due opere possa rintracciarsi il seme dello sfacelo che stiamo subendo dal primo gennaio di quest’anno.
Stiamo parlando di Color Out of Space, visionaria opera del regista Richard Stanley (liberamente tratta dall’omonimo racconto di H.P. Lovecraft) che vede il nostro beniamino Nicolas Cage impegnato a ridefinire la palette cromatica del nostro orizzonte; e di Cats, ultima fatica di Tom Hooper di cui nessuno sentiva l’esigenza, figuriamoci il 2019.
La soluzione sarà tra questi fotogrammi? C’è solo un modo per scoprirlo:

Il primo appuntamento è per mercoledì 22 aprile alle ore 21:30 con Cats, mentre l’attesissima proiezione di Color Out of Space è fissata, allo stesso orario, per sabato 25 aprile. Il tutto, come di consueto, in Smart-Instituting.

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