I più attenti ricorderanno come su queste pagine, quando venne data notizia della grandiosa inaugurazione del CoFF 2021, non si esitò a definire l’evento nei termini di un “fatto storico”, ossia “un’esperienza da poter raccontare all’umanità del futuro, in qualità di testimoni diretti della Storia nel suo farsi“. Proprio in quei giorni usciva infatti al cinema Lockdown all’italiana, offrendoci un assist imperdibile per avviare al meglio il nuovo anno institutesco.

In verità, all’epoca, la programmazione e la stessa struttura del CoFF 2021 erano ancora oggetto di vivace confronto in seno al Consiglio Direttivo nonché fra esso ed i vari comitati consultivi. Le proposte, cioè, erano così numerose e tutte talmente valide da rendere assai difficoltoso il processo di selezione. Fortunatamente con l’uscita in sala di Lockdown all’italiana venne naturale accantonare i troppi pensieri e passare all’azione con quell’avventatezza che ogni impresa degna di tale nome esige. Una situazione analoga a quella del buon padre di famiglia che un bel giorno decide di smontare le rotelle dalla bici del figlioletto e, nonostante quest’ultimo sia ancora incerto nell’uso del mezzo, lo spinge vigorosamente giù per una ripida discesa. Con la precisazione che l’allora novello CoFF ebbe il privilegio di avere una figura paterna del calibro di Ezio Greggio.
Grazie a questo ed altri illuminanti esempi il CoFF 2021 è venuto su più che bene, e ancora oggi la sua crescita continua ad essere portentosa, fra rassegne, cicli e divagazioni televisive. Ci si è peraltro resi conto, ripensando a quella serata inaugurale di metà ottobre, che essa potrebbe rappresentare più di un episodio isolato, assurgendo anzi a modello da replicare di tanto in tanto nel corso di tutta la stagione OFF. Un ciclo, dunque, dedicato ad opere appena uscite (o quasi) e di particolare rilevanza dal punto di vista storico, mediatico e, ovviamente, artistico. Proprio come Lockdown all’italiana, che viene in tal modo a porsi come ideale capostipite di questo nuovo filone. In una parola, anzi tre: Calvari Film Première.
Il primo film a meritarsi una così ambita vetrina è l’ultima fatica di Roberto D’Antona, cineasta attentamente seguito dall’Institute sin dalla scorsa edizione del CoFF, poi celebrato al CFF 2020 e già visto in azione pure nella prima rassegna del CoFF 2021. Caleb, questo è il titolo dell’opera con cui il regista, secondo alcuni commentatori, avrebbe raggiunto la piena maturità artistica. La sua pubblicazione risale in realtà a fine agosto, ma purtroppo in quei giorni i ferventi preparativi per il Festival impedirono di approfittare del fugare passaggio in sala. Da inizio dicembre il film è però tornato disponibile, in home video, dandoci l’occasione di rimediare ad una così grave mancanza.
È quindi giunto il momento di vestirsi nuovamente eleganti e sostenere, finalmente, una lunga scampagnata (due ore e trentotto minuti, per la precisione) nella remota località di Timere, per scoprire se davvero Caleb ha segnato la svolta in un filmografia già più che ragguardevole.


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