Continua il viaggio nel nuovo cinema italiano indipendente. La prima rassegna del CoFF 2021, Italia amore mio, entra nel vivo tornando a occuparsi di un nome (rectius, un cognome) che già ha infiammato tanto lo scorso CoFF quanto l’ultimo Festival: D’Antona. Finora l’Institute aveva seguito specialmente le gesta di un D’Antona, Roberto, per lo più in qualità di regista, ma così facendo ci si è presto resi conto come il D’Antona Cinematic Universe sia molto più vasto. Ciò perché la D’Antona Factory si compone di innumerevoli artisti e professionisti impegnati a vario titolo in ambito cinematografico, fra cui anche altri esponenti della famiglia D’Antona. Basti pensare che solo i fratelli D’Antona sono ben quattro: Roberto, Alex, Mirko ed Eros. Anche quest’ultimo regista, con all’attivo un numero di lungometraggi pari a quelli diretti dal noto Roberto. Sembra allora opportuno, per non dire doveroso, approfittare dell’occasione per ampliare lo sguardo sui D’Antona directed movies, iniziando ad approfondire l’operato di Eros attraverso la visione di Haunted.

I motivi d’interesse per l’opera, oltre all’identità del regista, sono almeno due. In primis, il fatto che il cast si componga di alcuni interpreti ricorrenti nei film del fratello, quali il fidato Francesco Emulo, l’indimenticata Diandra Elettra Moscogiuri, lo straordinario Michael Segal, l’immancabile Annamaria Lorusso, l’enigmatico David White e tutti gli altri D’Antona Brothers. Si è perciò ansiosi di scoprire se Eros prediliga nello direzione degli attori lo stile tipico di Roberto oppure abbia affinato un approccio diverso, più personale.
In secondo luoo, il film incuriosisce perché, nonostante si tratti di una produzione completamente italiana, è stato recitato in lingua inglese. Il che pare sottendere la volontà di riportare il cinema italiano ai fasti di un tempo, quando esso non si limitava sterilmente ad una dimensione provinciale ma anzi approdava all’estero facendo opera di contro-colonizzazione culturale. Era quella l’epoca in cui il volto di Lucio Fulci campeggiava sulla facciata di un cinema a Tokyo, Cannibal Holocaust sbancava il botteghino in tutti i cinema giapponesi e non solo, Ezio Greggio dirigeva in America il suo primo lungometraggio (coinvolgendo personalità del calibro di Joe Dante, John Carpenter, John Landis e Mel Brooks), Benigni camminava in testa a Spielberg e, più in generale, il mondo intero guardava alle produzioni italiane con grande attenzione e rispetto.
Pertanto, proprio in questi giorni in cui tutti gli occhi sono puntati sulle vicende elettorali statunitensi, è bene ricordare quale è stato, e quale può ancora essere, il posto dell’Italia nel panorama internazionale.


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