Il 2020 ha avuto inizio con un evento assolutamente imprevisto, che si è ampiamente sviluppato nei mesi successivi catalizzando l’attenzione del mondo intero e toccando molto da vicino una parte considerevole della popolazione.
Un avvenimento epocale insomma, di quelli cui la storiografia non può che dedicare un cospicuo numero di pagine. Certo, con l’arrivo dell’estate sembrava che tutto fosse finito, che si potesse riprendere la normale routine: si è ad esempio svolta la consueta edizione del Calvari Film Festival, con risultati tali da meritare anch’essi un posto nella memoria collettiva. Poi, però, voci incontrollate hanno cominciato a rincorrersi qua e là: quella cosa stava per tornare. I segnali in effetti erano tanti, e diversi professionisti del settore si dicevano certi che presto la storia si sarebbe ripetuta, stavolta con un decorso ancor più impressionante rispetto alla prima ondata. Molti si sono allora rivolti alle autorità, esigendo una risposta chiara e decisa.
Ebbene, il Calvari Film Institute, la più autorevole fra le autorità, ha oggi da fare un annuncio che porrà fine ad ogni congettura e incertezza. Sì, è tutto vero: il Calvari Film Festival OFF è tornato.
È il CoFF o non è il CoFF? Cerrrrto che è il CoFF!
Ezio Greggio

La fortunata esperienza del CoFF 2020 non avrebbe mai potuto restare un unicum. D’altronde già in precedenti occasioni si era precisato come le rassegne OFF costituiscano un’articolazione essenziale dell’attività institutesca, al pari del Festival e delle Iniziative Plus (le famose Tre Colonne dell’Institute). I dubbi infatti circa la ripresa del CoFF non riguardavano tanto il se, bensì il quando. In altri termini: avendo il CoFF 2020 visto la luce a gennaio, si sarebbe dovuto attendere il nuovo anno per assistere alla seconda edizione? Oppure, essendo la funzione primaria del CoFF quella di animare il lungo periodo che intercorre tra un Festival e l’altro (esigenza cui nell’autunno 2019 provvide Adrian), era invece ipotizzabile un avvio immediato delle rassegne?
Il Consiglio Direttivo, dopo intense meditazioni, è giunto infine all’unica conclusione logica, affermando il seguente principio: se per l’inizio del CoFF non si può aspettare fino all’anno nuovo, allora è l’anno nuovo a cominciare quando inizia il CoFF. Prende così forma il concetto di anno institutesco, che a differenza del normale calendario si apre con il CoFF e culmina con il CFF (le giornate di pausa successive al Festival sono, in quest’ottica, un po’ come quelle tra Natale e Capodanno).
Per la precisione, Il 2021, per l’Institute, comincia proprio oggi, domenica 18 ottobre 2020. Si riparte, dunque. Si riparte con una visione di assoluta attualità, la quale ci consente di volgere lo sguardo ad accadimenti del recente passato che, al pari del CoFF, potrebbero riproporsi nell’imminente avvenire. Si riparte, cioè, con Lockdown all’italiana, e ci sono quattro buone ragioni per farlo.

1) Enrico Vanzina: Lockdown all’italiana segna l’esordio alla regia del grande sceneggiatore Enrico Vanzina, che proprio in questo specifico momento storico raccoglie il testimone del compianto fratello Carlo per regalarci un vivido affresco della società italiana negli scorsi, difficoltosi, mesi.
Questa volta in due situazioni ho pensato a mio fratello. Per una scena di sesso, non sapevo come farla e mezz’ora prima ho detto a me stesso: Carlo, come l’avresti fatta tu? Poi, stamattina, mi sono chiesto: ho fatto bene a fare questo film, Carlo? Esiste il silenzio assenso. E penso che Carlo sarebbe stato d’accordo.
Enrico Vanzina
2) Ezio Greggio: con Lockdown all’italiana torna finalmente al cinema l’intramontabile Ezio Greggio, dopo i fasti di Box Office 3D – Il film dei film nell’ormai lontano 2011. Si tratta perciò di un’occasione irripetibile per vedere nuovamente in azione uno dei più straordinari fantasisti cui il Bel Paese può fregiarsi di aver dato i natali. Basti pensare a quella volta in cui Greggio, protagonista di una miniserie televisiva, ebbe la brillante idea di cantarne la sigla in rumeno, sotto lo pseudonimo di Eziu Greggiescu.
3) Essere testimoni della Storia: Lockdown all’italiana, essendo una fra le primissime opere ad esporre fatti di indubbia pregnanza storica, si pone esso stesso come un fatto storico, nell’ambito della settima arte e non solo. Vederlo equivale quindi a vivere un’esperienza da poter raccontare all’umanità del futuro, in qualità di testimoni diretti della Storia nel suo farsi.
4) Il principio: Lockdown all’italiana rappresenta una sorta di secondo Big Bang, perché con esso ha inizio una nuova formidabile avventura, quella del CoFF 2021. Avanti a noi c’è ora un intero anno (institutesco), il quale si rivelerà certamente prodigo di sorprese e ricco di emozioni. Chi vivrà, come si suol dire, vedrà.
La felicità è accettare i propri limiti. Intorno a me c’è chi non li accetta, gli scemotti che vogliono essere intelligenti e i brutti che vogliono essere belli e non sono felici, quando invece se corressero nel loro campionato potrebbero essere i primi.
Enrico Vanzina


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