Come già ampiamente illustrato, il ciclo Origins intende celebrare alcuni momenti salienti nella storia dell’Institute attraverso la riproposizione di esperienze audiovisive imprescindibili per ogni buon Membro Ufficiale. A fronte della naturale correlazione fra tempo e spazio, ciò significa anche riscoprire luoghi che appartengono ormai ad un passato mitologico e rivisitare, sotto una diversa luce, ambienti che ancora oggi costituiscono un punto di riferimento per le attività institutesche. È il caso, quest’ultimo, della Sala di proiezione “Carmelo Bene”, teatro ogni anno del Calvari Film Festival e, occasionalmente, di altri prestigiosi eventi. Fra le numerose visioni che si sono qui consumate ne esiste però una che si colloca al principio di tutto, avendo a tutti gli effetti inaugurato la sala quando nemmeno si pensava di dedicarle una così augusta denominazione. Quel film, signore e signori, è Zeder.

Molti sono i ricordi che l’opera in questione riporta alla mente, e altrettanti i nomi: Pupi Avati, prima di tutti, regista particolarmente caro all’Institute che con Zeder espanse sia gli orizzonti che le potenzialità del gotico padano; Riz Ortolani, compianto autore dell’indimenticabile colonna sonora; la Signora Hubert, al centro di una scena (le quattro chiamate della Signora Hubert) tra le più frequentemente replicate nei corsi di recitazione della Calvari Film School; Gabriele Lavia nei panni di Stefano, tipico protagonista avatiano la cui fissazione nella ricerca della verità è pari soltanto alla sfiga che si porta dietro; Luigi Costa, per gli amici “lo spretato“, con un volto talmente giocondo e pieno di vita da imporsi come una delle immagini più iconiche del film; e, naturalmente, l’eponimo Paulo Zeder, misterioso scienziato i cui studi sui “Terreni K” danno il via all’intera vicenda.
La particolarità di questi terreni sui quali sorgevano tutti gli oracoli dei morti è quella di vivere un non-tempo, una non-stagione, una non-crescita, una non-morte… idealmente, un tempo zero, permettendo il ritorno dall’aldilà
Prof. Chesi

Stasera, pertanto, sarà come tornare a quella serata di tanti anni fa, sedendo per la prima volta nell’ancora innominata Sala “Carmelo Bene” ed ammirando Zeder in tutto il suo eterno splendore. Un ritorno al tempo zero, insomma. E chissà, magari questa ardita operazione, oltre a risvegliare sopite emozioni, consentirà anche di appurare se la Sede Storica, come si sospetta, sorga proprio su un “Terreno K”.


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