La risposta alla domanda fondamentale sull’Institute, l’esistenza e tutto quanto: “Suicide Club”


GOLDEN MOVIES
L’età aurea dello Smart-Instituting
sponsored by Sistema M.I.K.E.


Dopo il successo planetario dei primi esperimenti, lo Smart-Instituting si istituzionalizza come forma di fruizione del CoFF in questo particolare momento storico. A tal fine il Consiglio Direttivo del Calvari Film Institute ha stilato una lista comprensiva di sei perle cinematografiche, ciascuna indicata da un membro del Consiglio medesimo nell’esercizio del proprio “golden power”. E non è finita qui: l’ordine temporale delle proiezioni sarà infatti determinato grazie al Sistema M.I.K.E., tecnologia avanguardistica che, realizzando una selezione totalmente randomica entro la citata lista, sempre garantisce un risultato felice, spensierato e fortunato. Pertanto, tutti insieme a gran voce esclamiamo: allegria!


All’inizio pochi casi. Poi una rapida escalation. Molte le vite in gioco. I numeri della strage in continuo aggiornamento sul web. L’intera società minacciata, le autorità pubbliche in grande affanno: emergenza! Ed un mistero, forse, celato nella musica.

Suona familiare?

Ai cultori del cinema giapponese probabilmente sì: si tratta infatti, a grandi linee, della trama di Suicide Club, opera con cui nel lontano 2001 l’ottimo Sion Sono avviava un’ancora incompiuta trilogia. Stando a quanto rivelato dallo stesso regista in occasione del CFF 2019, lo spunto iniziale alla base del film era che una VHS pirata di Nostra Signora dei Turchi avesse iniziato a circolare in Giappone provocando una serie inarrestabile di suicidi emulativi. L’idea era poi stata accantonata, nell’eventualità tutt’al più di farne un colpo di scena per il terzo lungometraggio. Ciò nonostante, è innegabile come la sceneggiatura definitiva conservi tracce dell’originaria intuizione: basti pensare agli importanti risvolti narrativi legati al buttarsi dalla finestra.

In conseguenza del cambio di prospettiva, il nucleo dell’intreccio è divenuto un altro, e cioè l’interrogativo: “Sei connesso con te stesso?”. Per una curiosa coincidenza, proprio in questi giorni di Smart-Instituting a molti capita di sentirsi porre una domanda per certi versi affine: “Sei connesso con l’Institute?”. Le ricadute di questa sorprendente analogia sono assai significative, come hanno brillantemente dimostrato gli esperti in sillogismi presso il Centro Studi di Atene. Infatti:

Se sei connesso con te stesso
ma non sei connesso con l’Institute,
allora tu non sei l’Institute
.

Allo stesso modo:

Se non sei connesso con te stesso,
ma sei connesso con l’Institute,
allora tu non sei l’Institute
.

La dissociazione tra soggetto e Institute nelle fattispecie sopra prospettate risulta estremamente problematica, andando a contraddire il postulato, universalmente accettato, per cui “non v’è esistenza al di fuori del Calvari Film Institute“. Se ne ricava perciò il celebre Paradosso esistenziale dell’Institute, a rigore del quale:

Se non v’è esistenza al di fuori
dell’Institute e tu non sei l’Institute,
allora tu non puoi esistere
.

Come spiegare però l’assurda non-esistenza di quanti si professano connessi con se stessi ma non con l’Institute o, viceversa, connessi all’Institute ma non con se stessi? Dal dibattito in seno ai diversi Centri Studi sono emerse svariate soluzioni.

Un tipico scambio di vedute fra membri dell’Institute

Il Centro Studi di Vienna, ad esempio, ha avanzato una lettura psicanalitica del fenomeno, sostenendo che si tratterebbe semplicemente di persone che troppo o troppo poco confidano nelle proprie capacità. In quest’ottica, chi riesce a connettersi all’Institute è certamente connesso anche con se stesso, sebbene possa esserne inconsapevole. Al contrario, dovrebbe farsi un serio esame di coscienza chi, pur non essendo connesso all’Institute, si dice sicuro di esistere.

Decisamente controversa è invece la cosiddetta “soluzione finale” propugnata da alcuni esponenti di origine tedesca del Centro Studi di San Paolo, secondo i quali occorrerebbe interpretare il Paradosso non in senso descrittivo ma prescrittivo: “se non sei l’Institute allora non puoi esistere” andrebbe cioè inteso come “se non sei l’Institute allora non devi esistere“.

Il Centro Studi di Genova, a sua volta, si è subito premurato di scongiurare qualsivoglia equivoco terminologico fra la non-esistenza di cui si sta discettando e lo status di chi si dichiara “inesistente“. Quest’ultima rivendicazione si pone infatti s’un piano radicalmente differente, volendo esprimere piena adesione agli ideali di Libertà, Bellezza e Giustizia (ideali che, secondo la dottrina in questione, sarebbero appunto inesistenti nel mondo d’oggi). Persino l’Institute quindi potrebbe dirsi inesistente, essendosi sempre speso senza riserve a favore di tali nobili principi. Peraltro l’Inesistente in persona sembra consapevole della peculiare accezione qui data alla (in)esistenza, giacché in altri momenti della sua elevatissima produzione filosofica Egli condanna la nullità come un assoluto disvalore:

La fortuna ha infine voluto che proprio in questi tempi duri giungesse, del tutto inaspettata, la risposta alla domanda fondamentale sull’Institute, l’esistenza e tutto quanto. No, tale risposta non è “42“, né ci sono voluti sette milioni e mezzo di anni per elaborare il risultato. È bastato infatti affidarsi all’appena inaugurato Sistema M.I.K.E. per stabilire la prossima smart-proiezione del CoFF e così, in pochi istanti, si è avuto l’agognato responso. E il responso è:

Ebbene sì, proprio Suicide Club, l’opera da cui era scaturito il paradossale dilemma. Laddove una o più visioni informali non erano servite per venire a capo del problema, la certezza ora è che grazie alla speciale fruizione del film come golden movie, mercoledì 8 aprile alle ore 21.30, ogni possibile dubbio sarà definitivamente fugato.

Una risposta a “La risposta alla domanda fondamentale sull’Institute, l’esistenza e tutto quanto: “Suicide Club””

  1. Avatar jhonnysilver90
    jhonnysilver90

    Ogni volta che vado a fare la spesa (0,5 volte a settimana) vedo un sacco di gente, che millanta l’esistenza, ma che non segue l’istituto sui social e non usa lo Smart-Istituting come unico strumento di vita. Questo nonostante gli sforzi del MIUR nel dare in comodato d’uso tablet, laptop e piccole smart, appunto, per tale proposito. Ecco quindi condivido appieno il dilemma, anche perché questo a gentaccia mi sbatte in faccia la loro “esistenza”, quando, con un semplice ma esatto sillogismo, potrei confutarla. Spero che la serata di mercoledì mi chiarisca tutti i dubbi! Grazie come sempre.

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