J.B. Fletcher e l’aforisma dell’aragosta

Una figura oscilla lentamente sulla sedia a dondolo. Qualcuno si avvicina alle spalle e, con la maestria di un professionista del crimine, stringe prontamente una corda attorno al collo della vittima designata. Il luogo è Cabot Cove, l’aggressore è Jessica Fletcher e il malcapitato, stavolta, un semplice fantoccio.

Così ha inizio Hooray for Homicide, con la Signora in giallo che si diletta sperimentando tecniche di morte per il suo nuovo romanzo. Il normale tran tran viene però interrotto dalla notizia che ad Hollywood stanno realizzando uno spregiudicato adattamento del suo primo bestseller, infarcendolo di “tutto quello che piace ai giovani: musica, sesso e violenza“. Roba del tipo che il protagonista della storia, che sulla pagina scritta è un ragazzino di dieci anni figlio di un pastore presbiteriano, diventa nel film un’avvenente ballerina coinvolta in scene di nudo. L’autrice, sconvolta, decide allora di passare all’azione.

Il suo viaggio nella Mecca del cinema avrà alla fine l’esito sperato, giacché la lavorazione della pellicola verrà definitivamente abbandonata in seguito all’assassinio del produttore ed un paio di arresti. Nel mentre, tuttavia, i sospetti per il suddetto crimine ricadono proprio su Jessica, la quale si ritrova perciò costretta a difendersi da una serie di indizi e circostanze che puntano in effetti nella sua direzione. Non v’erano d’altronde mezzi legali per fermare la produzione del film, poiché il contratto firmato in passato con il suo primo editore l’aveva privata di ogni diritto in materia. Una testimone l’aveva inoltre sentita manifestare la ferma volontà di far visita alla vittima sul luogo del delitto, affermando che “quello che devo fare io non si può assolutamente fare per telefono“.

In tutta onestà, se non avessimo visto la Signora Fletcher rinvenire il cadavere con sincero stupore anche noi spettatori avremmo potuto nutrire qualche legittimo dubbio in merito al suo coinvolgimento nel fattaccio. Il pregio della sceneggiatura sta infatti nel giocare abilmente con schemi e stilemi del giallo: si assiste così ad un rovesciamento di prospettiva che risuona nelle parole di Jessica a proposito di Dio, l’uomo e l’aragosta.

Che l’Onnipotente abbia dato all’uomo la voglia di mangiare aragoste non vuol dire che abbia dato alle aragoste la voglia di essere bollite vive!

J.B. Fletcher

Lasciatasi alle spalle le disavventure hollywoodiane, Jessica si appresta ora a godersi qualche giornata di relax in campagna, con tanto di battuta di caccia alla volpe (It’s a Dog’s Life). Certo, potrebbe anche capitare che il padrone di casa muoia a causa di un sospetto incidente, che il suo cospicuo patrimonio venga ereditato da un cagnolino e che quest’ultimo finisca poi per essere incolpato d’omicidio.

Lascia un commento