Dopo un’estate contraddistinta da avvenimenti ben più interessanti, pare che ultimamente siano tornate di moda le questioni sanitarie. Il nostro lungimirante Comitato Tecnico-Scientifico in verità lo aveva previsto, e proprio in quest’ottica aveva consigliato di tenere in serbo una visione per cui tanti, invece, da tempo smaniavano. Vale a dire: la seconda stagione di The Kingdom – Il regno. La prima, di stagione, non solo aveva segnato un picco fra i più eclatanti del CoFF 2020 ma era stata anche un’occasione per conoscere peculiarità e pregi della sanità danese attraverso le vicende che si svolgono nell’ospedale al centro della serie. È questo infatti uno dei principali scopi dell’opera, informare, e così avvicinare il pubblico internazionale ad una realtà largamente ignota. Lo conferma il fatto che un simile procedimento di apprendimento e scoperta trovi un perfetto corrispettivo, all’interno della narrazione, nell’esperienza personale del Dottor Stig Helmer, stimato medico svedese appena giunto in Danimarca e impegnato, giorno dopo giorno, a sviluppare una proficua relazione umana con i colleghi del luogo.
Una così accentuata funzione divulgativa si deve con ogni probabilità all’autore della serie, Lars von Trier, appassionato educatore e filantropo come pochi altri su questa terra. Il caso vuole poi che oggi giorno, mentre si rincorrono notizie di ospedali presi d’assalto e personale sanitario sotto pressione, la visione di The Kingdom sia in grado di offrire spunti assai preziosi per far fronte alle sfide della contemporaneità e comprenderne l’effettiva portata. Basti pensare a quanto avvenuto presso il reparto di neurochirurgia nell’ultima puntata della scorsa stagione: un esorcismo, utilizzando racchette da ping pong e altri mezzi impropri; un trapianto di fegato s’un paziente dissenziente; il parto di una creatura sovrannaturale dalle dimensioni abnormi; e, infine, esperimenti sul sonno con variazioni erotiche. Il tutto in una sola notte, e durante la visita in loco da parte del Ministro della Salute. Non c’è alcun dubbio, allora, che la sanità danese rappresenti davvero un fulgido modello di efficienza, e quindi un esempio da seguire anche per l’Italia, che pure vanta eccellenze come quella calabrese.
Stasera, pertanto, si torna in corsia. Potremo così nuovamente assistere la Signora Drusse nelle sue indagini ultraterrene, seguire passo passo l’evoluzione clinica del sarcoma epatico tanto caro al Dottor Bondo, ascoltare le interessanti conservazioni fra i due lavapiatti Down e, soprattutto, scoprire se Stig, grazie al veleno rinvenuto ad Haiti, riuscirà a trasformare in zombie i suoi adorati colleghi.

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