Caccia alla volpe, parenti serpenti e vita da cani

Guardando It’s a Dog’s Life, sesto episodio della prima stagione, si ha l’impressione, già dall’inizio, di star assistendo ad una puntata della quinta, piuttosto, di stagione. Ciò perché le situazioni e le persone con cui Jessica si trova stavolta a relazionarsi non hanno nulla da invidiare alle stravaganze per cui si distingueranno in seguito capisaldi quali The Sins of Castle Cove e Something Borrowed, Someone Blue. Gli sceneggiatori, in altri termini, non sono affatto andati per il sottile, a partire dalla caratterizzazione dei personaggi. Basti pensare all’allegra famigliola al centro della vicenda, così composta: il facoltoso patriarca, un “vecchio satiro” che ci prova subito con la Fletcher; i suoi tre figli, ossia un’ubriacona ninfomane, un faccendiere fallito ed una svampita dedita all’astrologia e allo spiritismo; infine, la figlia di quest’ultima, ritenuta una mentecatta dagli altri e derisa perché si diletta con la musica elettronica. Tutti ovviamente si odiano, come ci viene fatto intuire nei primi minuti dalle affettuose parole che essi si rivolgono a vicenda.

Il tipico calore di una famiglia riunita

La stessa Jessica appare in formissima, sfoggiando una classe ed un’inventiva senza pari: “non sapevo che la caccia alla volpe richiedesse di essere annaffiata così abbondantemente“, osserva nel corso di un banchetto in cui l’alcol scorre a fiumi (ed in cui si scherza sull’organizzare un’orgia); “non ti dispiace, vero, se ficco il naso?“, domanda ad un poliziotto accondiscendente per poi mettersi a curiosare, con assoluta disinvoltura, sul luogo ove si è appena consumato un atroce delitto; “oh, non sia ridicolo!“, ribatte, quasi divertita, ad un bifolco che, puntandole un fucile in faccia, ha appena esternato l’intenzione di farla fuori; “mi sento un po’ sciocca a starmene qui, spero di non sembrarvi un’insegnante“, dichiara in tribunale prima di prodursi, in qualità di consulente della corte, in una performance che ha profondamente segnato la giurisprudenza degli Stati Uniti. Memorabili anche le parole di stima che la scrittrice rivolge allo sceriffo di turno per via della sua scarsa collaborazione.

Sceriffo, non so che cosa vedano in lei gli elettori di questa contea, ma so cosa vedo io: un burocrate con il paraocchi e con il cervello di una pettegola comare di provincia!

J.B. Fletcher

Il vero protagonista della puntata, però, è Teddy. Quando infatti un sospetto incidente a cavallo provoca la morte del vecchio riccone, quest’ultimo, per mezzo di un video-testamento, rivela ai parenti convocati per l’occasione che l’erede della maggior parte del patrimonio è proprio il piccolo Teddy, in quanto suo “fedele amico e compagno“. I familiari, furiosi, si mettono allora subito a tramare contro il successore, sostenendone l’infermità mentale e quindi l’incapacità di ricevere per testamento a fronte del suo (falso) coinvolgimento in alcuni fatti violenti. Come se ciò non bastasse, lo sventurato finisce pure implicato in un omicidio e viene perciò trattenuto in guardina dallo Sceriffo. Fortunatamente alla fine Jessica riesce a scagionare Teddy da tutte le accuse: potrà così godersi in santa pace il sostanzioso lascito, magari assaporando pregiati croccantini. Già, perché Teddy, in verità, altri non è che un cagnolino.

Tirando le fila: personaggi strampalati; un doppio omicidio, di cui uno alquanto acrobatico (caduta rovinosa da cavallo) e l’altro sorprendentemente cruento (decapitazione dovuta alla chiusura di un cancello elettrico); trovate teatrali come quella del video-testamento (ove il defunto, ancora una volta, ribadisce senza mezzi termini l’alta considerazione che aveva dei congiunti); un cane trattato come un normalissimo soggetto di diritto, sia in ambito civilistico (capacità testamentaria) che, soprattutto, in quello penale (complicità in omicidio); gran finale in cui vengono riscritte le regole del giusto processo. Ecco spiegato perché It’s a Dog’s Life non sfigura affatto accanto ai più sbalorditivi episodi della quinta stagione.

Le sorprese non sono però finite qui, anzi. Il viaggio in compagnia di J.B. Fletcher prosegue, e la prossima tappa (Death Casts a Spell) ci porterà ad esaminare il misterioso caso di un delitto avvenuto alla presenza di sette testimoni, tutti sotto ipnosi e perciò incapaci di ricordare chi sia il colpevole.

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