Matricole & Meteore: alla ricerca di un passato migliore

There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our minds

Robert David Jones nasce in un sobborgo di Londra nel gennaio del 1947, da una famiglia di classe media, padre ex-militare e madre cassiera di un cinema. Fin dalla tenera età si appassiona alla musica, a 11 anni entra nel coro della chiesa di St. Mary, a 12 inizia a suonare il sassofono e un paio di anni dopo trova lavoro in un negozio di dischi. Nel ‘62 forma la sua prima band insieme ad alcuni compagni di scuola, The Kon-rads, con cui si esibisce dapprima come sassofonista, e in seguito al posto del cantante titolare, messo fuorigioco da un pestaggio. La prima di tante band, il primo di tanti fallimenti: suonano cover di pezzi di successo in associazioni giovanili e sale parrocchiali, indossando imbarazzanti uniformi di velluto a coste marrone. L’indeciso David cambia allora il suo nome in Dave Jaye per darsi un tono e prova a scrivere i suoi primi pezzi. In questo periodo, a causa di un litigio per una ragazza, il frontman del gruppo lo colpisce al volto con un pugno, causandogli una midriasi traumatica cronica con la conseguente dilatazione permanente della pupilla sinistra e conferendogli così un aspetto ancora più alienato.

Al primo ostacolo che si trova davanti, un’audizione fallimentare, il pavido David lascia il gruppo e la scuola, inizia a lavorare come apprendista illustratore per un’agenzia pubblicitaria e decide di fondare una nuova cover band. A volte si fanno chiamare The Hooker Brothers, a volte The Bow Street Runners, a volte Dave’s Reds & Blues, fino ad arrivare al nome decisivo: King Bees. Incidono un disco, che non ha alcun successo, e il pusillanime David nuovamente abbandona con poche remore le sue improbabili aspirazioni di grandezza. Negli anni seguenti la sua storia di fallimenti e rinunce procede ancora più spedita: entra nei Manish Boys, nonostante la contrarietà degli stessi compagni, ma si separa da loro dopo una lite sulla comparsa del suo nome su un singolo; viene scartato dagli High Numbers, e quindi si unisce ai Lower Third, ma in poco tempo il suo atteggiamento crea una frattura nel gruppo, che arriva prima a emarginarlo e poi a escluderlo; si appoggia per qualche tempo ai The Buzz, che cessano però di esistere poco dopo, quindi suona con i The Riot Squad, i Turquoise, i Feathers, i The Hype, sempre senza alcun riscontro positivo da parte del pubblico.

L’incostante David cambia poi nuovamente nome, traendo ispirazione dai coltelli da caccia Bowie, e capisce che forse, non essendo in grado di stare in modo proficuo in mezzo ad altri esseri umani, deve provare a cimentarsi come solista. Nei successivi 45 anni l’asociale David incide qualche album (25 in studio, 15 dal vivo, 4 colonne sonore e 50 raccolte), prova a entrare nel mondo del cinema, ovviamente con risultati altrettanto modesti (una trentina di film, quasi tutti ignorati dal grande pubblico), e rimane sostanzialmente una figura semisconosciuta, un cantante di secondo piano e un attore mediocre. Una storia come tante, costellata di delusioni e insuccessi, ma con un inaspettato lieto fine: nel 1998 un suo pezzo poco noto, Starman, viene scoperto da un gruppo di illuminati produttori Mediaset e scelto come sigla del Programma che sta per riscrivere la storia della televisione.

Un Bowie knife in vendita su Amazon al conveniente prezzo di 29,23 € (fucile non incluso)

Meteore – Alla ricerca delle stelle perdute e il suo contraltare Matricole – Quando non erano famosi nascono nel 1998 (circa mezzo secolo dopo Robert David Jones) e provocano un’immediata spaccatura nella realtà. Fin dalle prime puntate è chiaro che questi due indimenticabili (e indimenticati) pilastri sono stati pensati per sconvolgere la percezione del popolo televisivo a proposito della celebrità e delle celebrità. Con un’idea geniale e innovativa decidono infatti di non soffermarsi più sul presente (il noioso hic et nunc) ma di scavare nel passato, quel tempo magnifico, in cui tutto era migliore, i treni partivano in orario e le donne sapevano stare al loro posto. Il primo dei format si pone l’ambizioso obiettivo di riscoprire figure leggendarie di divi del passato ormai in declino; l’altro, in un magnifico gioco di specchi e riflessioni, fruga invece negli archivi per ritrovare i primi passi dei VIP contemporanei. Una severa lezione sulla caducità della fama e, al contempo, un invito a ricordare le proprie origini e le difficoltà affrontate per raggiungere l’immortalità.

La lista delle celebrità coinvolte e analizzate è infinita, citare solo alcuni nomi sarebbe un’offesa intollerabile per gli altri (ma sarebbe una grave mancanza non suggerire almeno un’approfondimento sull’internet correlato alla chiave di ricerca Hammamet). I conduttori, anzi, meglio, i condottieri che trascinano al successo questi programmi sono invece figure epiche, ormai assurte all’Olimpo della Televisione: Giorgio Mastrota, Alessia Merz, finanche Amadeus e Simona Ventura. Questo sogno, questa eroica cavalcata, dura poco più di tre anni, con solo tre edizioni di Matricole, due di Meteore, e il loro culmine, il climax, le 8 puntate conclusive della loro fusione, l’ibrido dall’inaspettato titolo di Matricole & Meteore, affidato alle sapienti mani del Vate Enrico Papi. Il successo è sconvolgente, le masse ne sono assuefatte, ma l’avversione dei Poteri Forti per il suo carattere fortemente rivoluzionario porta all’ingiusta chiusura. Anni dopo, l’Italia sconvolta dalla crisi del 2008 prima supplica, poi chiede a gran voce e infine riesce a ottenere una seconda ancora più eccezionale edizione di M&M, realizzata assemblando un freakshow forse senza precedenti nell’intera storia dell’umanità.

Juliana Moreira, Nicola Savino, Digei Angelo, Dee D. Jackson, Pasquale Laricchia, Cristina D’Avena e il compianto pupazzo Uan (che Iddio lo abbia in gloria).

In onore e in memoria di quell’epoca, in cui l’esaltazione sistematica del passato cancellava la noia della vita reale, il Calvari Film Institute si assume pienamente la responsabilità di guidare un’Italia nuovamente in ginocchio. Pertanto il Consiglio Direttivo, con il supporto del Comitato Radiotelevisivo e l’avallo del Comitato Tecnico-Scientifico, annuncia l’avvio di una nuova, sensazionale, rassegna del CoFF 2021, intitolata proprio Matricole & Meteore, con l’umile intento di provare a replicare quelle stesse sensazioni, stavolta in ambito cinematografico.


Sabato 28 novembre (Matricole): L’ultima casa a sinistra di Wes Craven (1972)

Lascia un commento