Omaggio al cinema mitteleuropeo: “365 giorni”


VACANZE INSTITUTESCHE
Un Grand Tour all’insegna della Bellezza
sponsored by Netflix


Un ultimo viaggio, prima che l’immancabile Festival abbia inizio. Così giunge a conclusione il CoFF 2020, con una meritata vacanza in località che risanano anima e corpo, entrambi profondamente segnati dalle tante traversie, scoperte e sollecitazioni degli scorsi mesi. È stato infatti questo un lungo percorso di formazione e chi l’ha sostenuto fino in fondo, avendo maturato un nuovo ordine di idee, ha ora la capacità e possibilità di cogliere i migliori frutti della stagione estiva.


Il Consiglio Direttivo ben sapeva che non sarebbe stata cosa facile organizzare le vacanze ufficiali dell’Institute. Molte le sensibilità fra cui mediare, tanti i contesti cinematografici ancora da esplorare. L’idea di un Grand Tour parve tuttavia da subito una degna conclusione per il CoFF, se non altro per recuperare in extremis quella dimensione itinerante che, secondi i piani originari, avrebbe dovuto caratterizzarne le rassegne. Com’è noto, alcune difficoltà logistiche hanno poi impedito di far visita ai colleghi dei vari Centri Studi, così segnando l’avvento dello Smart-Instituting ed inducendo un radicale ripensamento della programmazione. Ora che le possibilità di movimento sono maggiori si deve però fare i conti con l’avvio ormai prossimo del CFF 2020, ragion per cui si impongono scelte quanto mai oculate.

Facendo mente locale, ci si è resi conto che il CoFF già aveva dato gran risalto a determinate filmografie, dedicando per esempio ben sei proiezioni al cinema dell’Estremo Oriente (As the Gods Will, Dream Home, Suicide Club, The Wailing, Ichi the Killer, Gozu), tre al cinema di genere nostrano (Antropophagus, Sette note in nero, L’aldilà), altrettante alla fantascienza eccentrica (Flash Gordon, Hard to Be a God, Barbarella), cinque a film con posseduti, presunti tali e spiriti cattivelli (L’esorcista II, Between Worlds, The Wailing, I diavoli, The Wicked Gift) e svariate altre, in generale, all’orrore (Color Out of Space, Cats, Martyrs, The Woman, Chiara Ferragni – Unposted, etc.).

Per altro verso, molte di queste visioni ci hanno regalato la finzione di poter viaggiare nello spazio-tempo e conoscere nuovi usi e costumi. Abbiamo così visitato il Far West (Mezzogiorno e mezzo di fuoco), il pianeta Mongo (Flash Gordon), le spiagge della Florida in primavera (Spring Breakers), un’accogliente isola greca (Antropophagus), l’Uh-merica profonda (Assassination Nation) e via discorrendo. Si è inoltre rinnovato l’interessamento per artisti già cari all’Institute, quali Nicolas Cage (Between Worlds, Color Out of Space), Takashi Miike (As the Gods Will, Ichi the Killer, Gozu) e Lucio Fulci (Sette note in nero, L’adilà), così come si sono stretti nuovi legami con fuoriclasse del calibro di Ken Russell (I diavoli), Pascal Laugier (Martyrs), Lucky McKee (The Woman) e Roberto D’Antona (The Wicked Gift).

Soltanto ora ci si accorge però di non aver nemmeno sfiorato l’Europa centrale (o Mitteleuropa che dir si voglia), né direttamente né per mezzo degli autori e interpreti cui essa ha dato i natali. Appare questo indubbiamente un torto a popoli e luoghi che tanto hanno contribuito alla settima arte: quale occasione migliore per porvi rimedio, allora, di questo Grand Tour? Circoscritta l’area d’interesse, resta tuttavia l’imbarazzo di scegliere un’opera che possa rappresentare un’adeguata prosecuzione del viaggio felicemente iniziato in quel di Riccione. Il pensiero è corso subito a grandi nomi: c’è chi ha proposto di lasciarci guidare da Werner Herzog in qualche folle impresa ai confini del mondo; chi, invece, di attardarci con Béla Tarr nella lussureggiante campagna ungherese; chi, ancora, di attraversare la Manica insieme a Krzysztof Kieślowski oppure di prendere la metropolitana con Andrzej Żuławski.

Gli effetti di viaggiare in metro con Żuławski

Senonché il Consiglio Direttivo, quando ormai si apprestava a deliberare, è stato raggiunto dalla notizia della pubblicazione su Netflix di 365 giorni, altrimenti noto presso la comunità scientifica come il “Cinquanta sfumature polacco“. La decisione è stata rapida e unanime, non appena si è appurato che:

  1. si tratta appunto di una produzione polacca (= qualità artistica);
  2. la storia è per lo più ambientata in Sicilia (= vacanze);
  3. il film è l’adattamento di un romanzo effettivamente ispirato alla serie Cinquanta sfumature (= probabile capolavoro).

La celebre piattaforma di streaming, già madrina di Sotto il sole di Riccione, entra così nuovamente a gamba tesa nel palinsesto del CoFF, attirandoci stavolta nel Sud del Sud dei Santi per un’avventura all’insegna di sesso, mafia, prigionia e #metoo.

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