VACANZE INSTITUTESCHE
Un Grand Tour all’insegna della Bellezza
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Un ultimo viaggio, prima che l’immancabile Festival abbia inizio. Così giunge a conclusione il CoFF 2020, con una meritata vacanza in località che risanano anima e corpo, entrambi profondamente segnati dalle tante traversie, scoperte e sollecitazioni degli scorsi mesi. È stato infatti questo un lungo percorso di formazione e chi l’ha sostenuto fino in fondo, avendo maturato un nuovo ordine di idee, ha ora la capacità e possibilità di cogliere i migliori frutti della stagione estiva.
1974: Céline e Julie vanno in barca. Per la verità, in barca ci vanno soltanto negli ultimissimi minuti di un film lungo oltre tre ore, e peraltro il fatto in sé considerato dell’andare in barca non ha alcuna attinenza con il resto della narrazione. Eppure Jacques Rivette scelse per la sua opera appunto il titolo di Céline et Julie vont en bateau (Céline e Julie vanno in barca) perché l’espressione francese “aller en bateau” (andare in barca) vale anche ad indicare la condizione di chi ascolta un racconto particolarmente coinvolgente. Le protagoniste, infatti, si trovano ad assistere giorno dopo giorno ad una bizzarra vicenda che le coinvolge, come spettatrici/interpreti, tanto da spingerle ad intervenire direttamente per modificare il corso prestabilito degli eventi. Ciò grazie all’ausilio di intrugli magici e strane caramelle.
1983: Carlo ed Enrico Vanzina, attingendo a piene mani dal proprio vissuto, realizzano Sapore di mare, un vivido affresco dei mitici anni sessanta e della spensierata gioventù dell’epoca. Il film esce nelle sale a febbraio ed il successo è tale che i Vanzina già a dicembre ripropongono la stessa formula in versione natalizia. Nasceva così il Cinepanettone: un grande anno, dunque, per i Vanzina (autori di ben quattro lungometraggi datati 1983), per il cinema italiano e, in buon sostanza, per la storia dell’arte.
In una cinematografia seria come quella americana, noi Vanzina saremmo venerati come Spielberg. Qui invece dobbiamo vergognarci.
Carlo Vanzina (1951-2018)

Estate 2020: alcuni membri di spicco del Calvari Film Institute restano folgorati sulla via di Cesenatico. La visione di Summertime, serie Netflix liberamente ispirata a Tre metri sopra il cielo, ha infatti rievocato sensazioni che si era temuto di non poter più provare dopo il CFF 2019, giacché allora era purtroppo terminato il lungo viaggio nella filmografia di Federico Moccia. Conclusa pure la serie, tuttavia, credevamo di essere condannati alla già sofferta nostalgia, almeno fino alla pubblicazione, chissà fra quanto, della seconda stagione. Senonché Netflix ha premurosamente pensato di lenire la sofferenza con uno zuccherino. Un zuccherino che ha il sapore del mare.
Sotto il sole di Riccione: Sapore di mare incontra Summertime, Moccia incontra Vanzina. Una congiunzione davvero insperata, nata dall’innesto dell’estetica e delle atmosfere caratterizzanti la serie Netflix su una sceneggiatura firmata Enrico Vanzina e dichiaratamente ispirata al film del 1983. Tradizione e contemporaneità, insomma, che Vanzina sapientemente mette in relazione fra loro proprio attraverso il filtro della nostalgia e della malinconia, sentimenti di cui lui ed il compianto Carlo sono d’altronde sempre stati cantori.
In un certo senso, anche questo film è nostalgico. Dal punto di vista formale, d’accordo con me, i registi Younuts hanno scelto una cifra molto anni ottanta, che si vede e si sente. Ma soprattutto il film racconta la nostalgia per i sentimenti. Sembra strano puntare sui sentimenti dei giovani nel terzo millennio, ma i sentimenti appartengono a tutte le generazioni. È quasi banale dirlo, però nessuno ci pensava più. Nel film c’è molta malinconia. Il personaggio di Roncato è, secondo me, bellissimo. È un manuale della malinconia dei maschi italiani sbruffoni, i quali alla fine devono fare i conti col passato. Anche il rapporto tra Isabella Ferrari e Luca Ward è malinconico. Ma l’intero racconto è venato di malinconia anche sul terreno allegro dei giovani, che scoprono il senso del tempo. E, quando si analizza il tempo, diventa tutto sempre malinconico.
Enrico Vanzina
Il proposito, allora, è di fare come Céline e Julie, ovvero addentrarci in qualcosa che ci riguarda molto da vicino e altrettanto ci sta a cuore. In tal senso Sotto il sole di Riccione pare l’occasione perfetta per ogni nostalgico dei fasti mocciani e vanziniani: magari, come per magia (e dopo aver assunto qualche caramella), ci ritroveremo a passeggiare lungo la spiaggia in compagnia di Federico, Enrico e Carlo, ascoltandone le storie e gli insegnamenti. Più che andare in barca si tratta però di andare al mare, espressione che potrebbe assurgere a nuovo fraseologismo propriamente italiano: è al mare infatti, d’estate, che questi grandi maestri si sono finalmente incontrati e ove noi speriamo, in qualche modo, di raggiungerli. L’Institute pertanto, questa sera, va al mare.


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