[Intermezzo] Volare alto: “Gli uccelli” e “Il Casanova di Federico Fellini”

C’era un’idea. Si chiamava Calvari Film Festival OFF. La nostra idea era di mettere insieme un gruppo di film eccezionali sperando che lo diventassero ancor di più. E che ci sbalordissero quando ne avremmo avuto bisogno per ingannare l’attesa, altrimenti insostenibile, fino al prossimo CFF. Max von Sydow è morto credendo fortemente in quell’idea… nel CoFF!

Tanta strada ha fatto il CoFF sin dal suo concepimento. Era un dariandì, e cioè un giovedì in cui il Consiglio Direttivo si riuniva presso il Centro Studi di Genova per ammirare in diretta Adrian. Più precisamente, era l’ultimo dariandì, giacché quel fulgido capolavoro stava ormai per giungere a conclusione. L’entusiasmo, tipico di chi è testimone della Storia mentre essa si fa di fronte ai suoi occhi, s’accompagnava alla mestizia, derivante invece dalla consapevolezza che mai più ci sarebbe ricapita la fortuna di vedere qualcosa del genere. Un’emozione non diversa da quella che provò l’umanità nel 1969 assistendo all’allunaggio oppure il filosofo Hegel nel 1806 nello scorgere Napoleone dalla finestra (scena peraltro simile al finale di Adrian).

L’imperatore – quest’anima del mondo – l’ho visto uscire a cavallo dalla città: è davvero una sensazione straordinaria vedere una persona simile in sella, mentre s’irradia per il mondo e lo domina.

Hegel, a proposito di Adrian

Quella fine fu tuttavia l’inizio di qualcos’altro, non meno ambizioso. In quell’occasione infatti l’insigne Direttore Generale del Centro Studi genovese presentò la locandina del Calvari Film Festival OFF e ne illustrò appassionatamente i contenuti. Noi colleghi trasecolammo e con applausi scroscianti approvammo subito la proposta, investendone l’ideatore della carica di Direttore Artistico del CoFF.

Dopo quell’incredibile serata i piani originari sono in realtà drasticamente cambiati, complice anche una simpatica pandemia. Si è ad esempio ritenuto di imboccare il tunnel dello Smart-Instituting, affrontando così la visione di tante (troppe?) opere talora imprevedibili ma sempre eccezionali. Ora però che il bagliore del tungsteno incandescente è ormai alle spalle si è pensato di optare per qualcosa di assolutamente non convenzionale rispetto agli standard dell’Institute: vedere film universalmente apprezzati di registi universalmente apprezzati.

Il cambio di prospettiva è sconvolgente, ce ne rendiamo conto, e pertanto teniamo subito a rassicurare il vasto pubblico del CoFF: si tratterà soltanto di un breve intermezzo, esaurito il quale si tornerà a trattare materiale ben più consono (sempre capolavori, ma famigerati piuttosto che famosi). Per la precisione, la scelta è ricaduta su due opere legate, oltre che dalla nota libido dei loro autori, soprattutto dal tema dell’ornitologia. Qualche parola, a riguardo, da parte di Mr. Hitchcock:

Un trailer migliore di moltissimi film

La mini-rassegna avrà appunto inizio questa sera con Gli uccelli del buon Alfred e proseguirà il prossimo giovedì con l’uccello di Il Casanova di Federico Fellini. Titolo, quest’ultimo, giusto un poco autoreferenziale nella sua formulazione, ma a ragion veduta, come spiega Donald Sutherland (l’interprete del protagonista della pellicola):

Ricordo che Fellini mi era venuto a trovare a Parma ed eravamo andati via con la Mercedes che la produzione mi aveva dato. Sul sedile posteriore avevo accumulato libri su Casanova. Lui li vede: «Che cos’è questa roba?». «Le memorie di Casanova, Federico». Allora lui apre un finestrino e li butta fuori. «Che cosa fai Federico?» urlo io. E lui: «Questo non è un film su Casanova. È un film su di me!».

Degno di menzione è pure quanto lo stesso Sutherland riferisce circa il motivo del proprio ingaggio:

Un giorno Fellini stava facendo un’intervista sul set. Il giornalista gli chiese perché avesse scelto me per la parte. Ero abbastanza vicino da sentire la conversazione. Mi aspettavo che dicesse che mi aveva voluto perché ero un grande attore, cose del genere. E, invece, la sua risposta fu: «Perché ha gli occhi di uno che si masturba molto».

Stante la forte impronta personale del film, dichiarata dallo stesso regista, si potrebbe inferire che pure lui fosse assiduamente dedito a pratiche di autoerotismo, ma non ce la sentiamo di azzardare tanto. Ci limitiamo, semmai, a concordare con quanti giustamente ammirano l’opera felliniana insieme a quella, di pari pregio, realizzata dal Maestro del brivido. In tal senso, la decisione di trasmettere cotanto splendore nell’ambito del CoFF conferma ancora una volta che, già dai tempi di Adrian, i giovedì dell’Institute voglion dire Qualità.

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