T U N G S T E N O
La rassegna in fondo al tunnel
Quando entrammo nel tunnel dello Smart-Instituting non sapevamo quanto sarebbe durato il percorso né quali tesori avremmo potuto rinvenire in quell’arcana dimensione dell’essere. La traversata è stata avventurosa ma profittevole, giacché la guida dell’istinto prima e d’un padre tecnologico poi ha consentito di scovare autentiche perle della cinematografia e persino opere in oro purissimo. Ora però, dopo molte settimane, pare in lontananza di poter scorgere l’uscita. A segnare la via è un altro metallo che, portato a incandescenza, fa luce su altri 13 fenomenali film. Ci apprestiamo quindi a compiere gli ultimi passi, rinfrancati dal vivo bagliore del tungsteno e certi che una cifra così fortunata aiuterà il buon esito di questo lungo viaggio.

The East has failed because it tried meditation without love. The West has failed because it tried love without meditation. My whole effort is to give you a synthesis [..]
Osho – Courage: The Joy of Living Dangerously
Così come traspare efficacemente dalla citazione sovrastante (si può scrivere sovrastante in questo caso? Sottostante suona bene, sovrastante non molto, sembra quasi un’imposizione, va beh, ormai ci teniamo sovrastante), tutto il mio sforzo, in questa presentazione, è concentrato nell’offrirvi una sintesi e non, come forse starete immaginando, perché stamattina mi sono alzato presto, sono andato al lavoro (purtroppo il mondo ha bisogno di merendine anche di sabato mattina), poi sono tornato a casa e ho pranzato, quindi sono stato costretto (non da un altro essere umano, solo dal mio disordine ossessivo compulsivo) a finire di vedere il film che stavo guardando ieri sera prima di crollare e addormentarmi {Notti magiche di P. Virzì, sicuramente non assimilabile ai concetti di bellezza sostenuti dall’Institute, ma assolutamente mediocre anche secondo canoni più standard [ma forse è colpa mia che non sono stato in grado di riconoscere tutte le diecimila citazioni sulla storia del cinema italiano presenti (ma forse anche un po’ di Virzì, ché se costruisci un film solo sul fare l’occhiolino al pubblico, ma non ha un minimo di sostanza, poi puoi anche aspettarti che le persone non lo apprezzino)]}, e poi a vedere finire la puntata 28 di The Good Place [non sono molto convinto di questo inizio di terza stagione, anche se mi hanno parlato molto bene del finale (e Jason rimane sempre il personaggio più divertente)] e tra qualche minuto devo uscire per andare a Milano (luogo al mondo più pericoloso in questo momento [non tanto per il contagio, quanto per i gilet arancioni di cui ho colpevolmente scoperto solo ora l’esistenza)] al compleanno di un amico [non so quante persone ci saranno, ma confido di riuscire a evitare eccessivi assembramenti (anche se si svolgerà sul suo terrazzo, che spero sia sufficientemente ampio)] e quindi non ho tempo per preparare qualcosa di strutturato {ma in fondo perché comporre qualcosa di strutturato, ci sono fior fior (ho sempre sognato di scrivere fior fior) di scrittori che hanno vissuto un intera vita fottendosene della punteggiatura [sulla quale in realtà (come potete desumere da quello che state leggendo) sono molto rigoroso] e della stessa struttura [il bel Jimmy Joyce (e il suo stream of consciousness che qualcuno chiamava, forse più correttamente, steam of consciousness), la solare Virginia Woolf (il pub-birreria di Cassano d’Adda in cui andavo spesso (ovviamente prima che la pandemia rovinasse la mia rigogliosa vita sociale (e adesso ho finito anche le tipologie di parentesi da usare)) sulle tovagliette ha delle citazioni (a sproposito) di diversi scrittori e lei è indicata come Virginia Wolf (il che parimenti mi indispone e mi diverte)), anche il buon vecchio José Saramago (a Lisbona, la Fondazione Saramago ha sede in un edificio di cui ricordo vividamente l’insolito pattern della facciata)]?], ma perchèé come il grande maestro Osho ha così brillantemente descritto nell’incipit di questo articolo (lo scorso capoverso), la sintesi è l’unica via per superare il fallimento {aver tagliato via la seconda parte della citazione, perché altrimenti non sarebbe stata la giusta premessa dell’articolo, può essere considerata manipolazione [mi rendo conto solo ora di aver usato 2 volte il termine via nel giro di 2 righe (ma una volta come nome e una come avverbio, quindi lo ritengo un uso virtuoso delle infinite possibilità della nostra Lingua)]?}, e pertanto decido di non anticipare nulla del film {che credo conosciate già, aveva fatto abbastanza rumore qualche anno fa [e poi potreste benissimo leggervi la trama su Wikipedia o vedere il trailer (non guardatelo, è un po’ spoileroso)]}, ma mi preme puntualizzare che si tratta del secondo atto di una trilogia [il cui primo e terzo film non ho visto, ma presumo siano molto meno significativi di questo (rimedierò probabilmente prima o poi il terzo, anche se non sono ancora sicuro perché temo si tratti solo di un’inutile ripetizione di questo)], che, come sempre, il mio apprezzamento va verso i nomi buffi delle persone che hanno partecipato a quest’opera {dal non così fortunato regista Lucky McKee [finito a girare il remake di un suo stesso film (ok, l’ha fatto anche Haneke, ma quella era proprio un’altra partita)] a Pollyanna McIntosh [quella che fa la donna-topo in The Walking Dead (gli uomini-topo erano una delle poche cose interessanti delle ultime cinque stagioni di TWD e l’hanno ovviamente sprecata)], e che l’aver scritto un unico paragrafo mi consente di non dovermi dilungare ulteriormente alla ricerca di immagini con cui corredare l’articolo (oltre alla consueta locandina, mi limiterò a inserire come copertina e al fondo del testo le prime foto che troverò su google immagini cercando rispettivamente “The Woman” e “Woman”), perciò, così come ho iniziato con una frase del maestro Osho (per chi non l’abbia ancora visto consiglio il documentario di Netflix di cui non ricordo assolutamente il titolo, ma non ho voglia di cercare, perché era veramente un matto), concludo citando un’altra coppia di Illuminati (il cui nome riassume efficacemente la loro poetica) che in una canzone del 2009 avevano anticipato (di ben 2 anni) uno dei punti cardine del film:
Ti senti pronta a cambiare vita a cambiare casa
Zero Assoluto – Per dimenticare
A fare la spesa e fare i conti a fine mese
A la casa al mare, ad avere un figlio-cane


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