Lo scorso appuntamento del Murderer, I Wrote ci ha spiazzato tutti con un radicale rovesciamento di prospettiva, suscitando così dubbi, perplessità e sospetti in merito all’operato della cara J.B. Fletcher ed alla sua proverbiale infallibilità. Lo straniamento è notevole già dai primi minuti di The Error of Her Ways, che ha inizio laddove gli altri episodi in genere culminano: le indagini volgono infatti al termine e Jessica sta mettendo alle strette la principale indiziata; quest’ultima, tuttavia, non vuota il sacco come normalmente avviene, ma insiste nel professarsi innocente, con una veemenza ed uno slancio emotivo che hanno del sorprendente. Ciò nonostante l’accusatrice conferma la propria ricostruzione dei fatti ed il poliziotto di turno, confortato da tanto convinzione, procede all’arresto. Subito dopo, mentre la donna viene condotta via in manetta fra le protese e la disperazione dei familiari, Jessica ed il detective, appena pochi passi più indietro, conversano amabilmente del più e del meno.

venuto qui. C’era troppo traffico e troppo smog”
L’atteggiamento apparentemente freddo della scrittrice del Maine mette a disagio anche lo spettatore più devoto, poiché l’impressione è che ella ormai si approcci alle questione delicate della vita con lo stesso rigore che impiegherebbe nel gestire i personaggi dei suoi romanzi o addirittura con il distacco tipico di un navigato professionista del crimine. E, come è noto, nel suo caso le due attività, scrittura e coinvolgimento sul campo, sono integrate in perfetta sinergia.
Ormai è una settimana che è qui: scommetto che non ha mai visto un cadavere prima!
Tenente J.T. Hanna


Mai, qui a Palm Springs.
J.B. Fletcher
Stavolta capita però l’imprevedibile: la donna incriminata si suicida e sua sorella, convinta che il gesto estremo sia stato provocato dall’arresto arbitrario, minaccia di agire legalmente contro il dipartimento di polizia. A determinare la carcerazione è stata infatti solamente una deduzione della Signora Fletcher, non suffragata da evidenze probatorie né dalla confessione della presunta assassina. Potrebbe inoltre esserci un collegamento, prima non considerato, tra l’omicidio ed il furto di un’ingente somma di denaro, il che giustifica nuove ipotesi investigative. Lo scandalo sembra pertanto inevitabile: il detective, nella speranza di salvare la faccia scovando il vero colpevole, diviene allora ostile a Jessica e la allontana dalle indagini, rimproverandole pure di averlo suggestionato ed indotto in errore.
Dopo il suicidio, senza prove, noi non possiamo sostenere l’accusa. Io non faccio altro che pensare a quando dovrò deporre, e già vedo l’avvocato di Linda Dixon che mi fa letteralmente a pezzi, cara Signora Fletcher!
Tenente J.T. Hanna
L’unica a rimanere ferma sulla sua posizione, malgrado le ragionevoli obiezioni, è appunto Jessica. In verità, ad un certo punto le tocca valutare la possibilità di aver preso un abbaglio e così causato la morte di un’innocente, ma non appare poi tanto sconvolta. Prevale infatti in lei una concezione del fatto criminoso come rompicapo da risolvere mediante l’esatto impiego di una razionalità asettica e senza lasciarsi offuscare dai sentimenti in gioco. Ella non si perde perciò d’animo e, vinte le resistenze della polizia, riesce infine a svelare la verità.
Lo scenario che ne risulta è di una complessità tale che non consente di stabilire con certezza se Jessica abbia sbagliato o meno: basti pensare che quella dell’arrestata era un’abilissima sceneggiata, giacché ella credeva di aver effettivamente commesso il delitto; questo è stato poi, a sua insaputa, portato a compimento da altri, ma il contributo causale della donna resta con buona probabilità determinante. E, cosa che più conta per la coscienza di Jessica, lo stesso suicidio è stato in realtà un omicidio. Ciò non di meno, resta il dubbio che la Signora in giallo sia stata, in questo frangente, un po’ troppo precipitosa e gli sceneggiatori, negando una risposta definitiva, scelgono saggiamente di lasciare aperto il dibattito tra il pubblico.

L’episodio seguente, Trials and Tribulations, offre uno sguardo ancor più approfondito rispetto alle dinamiche che si sviluppano in seguito ad un’indagine condotta con il metodo Fletcher e relative criticità. Può infatti succedere, anche ad anni di distanza dalla condanna del reo, che un testimone chiave ritratti le dichiarazioni rese in giudizio, rivelando di essere stato pagato proprio da Jessica per giurare il falso. Benché il condannato sia nel frattempo deceduto, la di lui figlia avanza una richiesta multimilionaria di risarcimento danni potenzialmente disastrosa per la il patrimonio e la reputazione della celebre scrittrice nonché per la carriera dei poliziotti che avevano condotto l’inchiesta e della procuratrice distrettuale che aveva sostenuto l’accusa davanti alla corte. Come se ciò non bastasse, ad assistere l’erede è un avvocato notoriamente magheggione.
Viene dunque messo in discussione un intero sistema di potere, che puntualmente avvantaggia quanti concordano con i teoremi della Signora Fletcher e li fanno propri nelle varie sedi della giustizia. A differenza però della puntata precedente, l’addebito a carico di Jessica è così esagerato da suscitare subito la diffidenza dello spettatore ed infatti, come la malcapitata riuscirà a dimostrare, si tratta di una bieca macchinazione volta soltanto ad estorcerle denaro. Inoltre, sempre in contrapposizione con l’altro episodio, il presunto omicidio del testimone si rivelerà invece essere un suicidio, dovuto alla vergogna per aver tentato di infangare il buon nome della Signora in giallo in cambio di soldi.
La critica alla mercificazione dei veri valori è peraltro resa esplicita nell’epilogo. L’impiegato della compagnia assicurativa che aveva inizialmente consigliato a Jessica di accettare una mediazione economica le confida infatti di aver rassegnato le dimissioni, poiché la tenacia della donna nella ricerca della verità l’ha convinto che non tutto può essere ridotto ad una questione pecuniaria.
Ho deciso di sistemarmi in un posticino tranquillo, lontano dalle grandi città e dai giri d’affari. Una cittadina pacifica, dove potrò rilassarmi andando a pescare.
Impiegato dimissionario
Ottima idea. Conosco un posto del genere, se non teme il freddo, gente cordiale e corsi d’acqua ricchi di pesci dodici mesi l’anno!
J.B. Fletcher, alludendo al cimitero del Maine

Ci aspetta ora il gran finale del Murderer, I Wrote, in cui Jessica si troverà ad avere a che fare con una vecchia conoscenza (The Return of Preston Giles) e persino ad indagare sul proprio stesso omicidio (Who Killed J.B. Fletcher?). Un autentico climax, dunque, foriero di emozioni che difficilmente si avrà la fortuna di sperimentare una seconda volta.


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