CoFF, I Wrote: “Sette note in nero”


T U N G S T E N O
La rassegna in fondo al tunnel


Quando entrammo nel tunnel dello Smart-Instituting non sapevamo quanto sarebbe durato il percorso né quali tesori avremmo potuto rinvenire in quell’arcana dimensione dell’essere. La traversata è stata avventurosa ma profittevole, giacché la guida dell’istinto prima e d’un padre tecnologico poi ha consentito di scovare autentiche perle della cinematografia e persino opere in oro purissimo. Ora però, dopo molte settimane, pare in lontananza di poter scorgere l’uscita. A segnare la via è un altro metallo che, portato a incandescenza, fa luce su altri 13 fenomenali film. Ci apprestiamo quindi a compiere gli ultimi passi, rinfrancati dal vivo bagliore del tungsteno e certi che una cifra così fortunata aiuterà il buon esito di questo lungo viaggio.


Lucio Fulci: poeta del macabro, terrorista dei generi, godfather of gore. Un gigante del cosiddetto cinema di genere italiano. Come già si è detto proprio in apertura di questa rassegna tungstenica, fu quella una stagione produttiva di grande audacia intellettuale, in cui la scarsità dei mezzi non scoraggiava e talvolta anzi stimolava invenzioni narrative, tecniche ed artistiche che ancora oggi lasciano di stucco. Ciò nonostante, la critica dell’epoca tendeva a stroncare i film in questione, giudicandoli dozzinali e biecamente commerciali in confronto al blasonato cinema d’autore. La meritata rivalutazione è giunta solo quando, in tempi più recenti, si è finalmente preso atto che la statura di un artista non dipende dal contesto produttivo e culturale in cui si trova a lavorare. Il Calvari Film Institute, dal canto suo, ha sempre operato al di sopra di ogni pregiudizio o preconcetto e perciò con largo anticipo ha saputo riconoscere le virtù di molti autori di genere. Nel caso di Fulci, per la verità, a motivare l’interesse è stato anche il fatto che al regista si deve il debutto sul grande schermo d’un ancora giovanissimo Orologiaio.

I primi passi di Lucio e Adriano

Nel corso della sua lunga carriera Fulci ha d’altronde frequentato pressoché tutti i generi: dal “musicarello” con Celentano, appunto, ai film comici con Franco e Ciccio e la commedia sexy con Edwige Fenech; poi il western, il fantasy, il post-atomico ed i massimi risultati nel thriller e nell’horror. Tale impegno e varietà non hanno affatto stemperato l’identità artistica del regista, che al contrario è stato capace di lasciare nella stragrande maggioranza dei suoi lavori una precisa e mai scontata impronta stilistica. Da qui la nomea di terrorista dei generi.

Alcuni mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire dal genere, tento di essere un terrorista del genere. Sto dentro, ma ogni tanto metto la bomba che tenta di deflagrare il genere. Infatti ne ho trascorsi tanti, di generi.

L. Fulci

L’Institute intende pertanto rendere omaggio ad un tale maestro proponendo il meglio della sua filmografia al vasto e sempre vigile pubblico dello Smart-Instituting. La scelta è ricaduta su Sette note in nero, opera di rarissima eleganza che costituisce un vero e proprio saggio sullo sguardo cinematografico, con un utilizzo geniale della soggettiva e del controcampo.

Controcampo

In quest’ottica, si raggiunge forse l’apice della poetica fulciana, contraddistinta proprio dall’attenzione per l’occhio umano come strumento di conoscenza ed elemento rivelatore dei moti interiori. Si pensi alla celebre sequenza di Zombi 2 in cui la scoperta dell’orrore culmina con una penetrazione oculare, oppure ai dialoghi nel Gatto nero, per lo più impostati attraverso insistite inquadrature sugli sguardi dei personaggi. Inoltre, in Sette note in nero c’è traccia della profonda stima e fiducia che l’autore nutriva verso la psicanalisi.

L’importanza di saper andare sulla barca a vela

Per il resto, Fulci confeziona un thriller inappuntabile sia a livello estetico che narrativo, ove l’unica apparente pecca formale, nei primi minuti del film, è in realtà un’auto-citazione. E, anche ragionando al di fuori della prospettiva filologica, non basta certo una piccola sbavatura a mettere in discussione il valore di uno dei migliori thriller mai realizzati. Ad esser troppo puntigliosi si rischia, d’altra parte, di perdere di svista gli aspetti davvero significativi e formulare così giudizi ingenerosi: si finirebbe ad esempio per liquidare un buon film come Dunkirk a causa soltanto delle palesi inesattezze nel rappresentare il periodo storico di riferimento.

Sullo sfondo, architetture tipiche della prima metà del Novecento

L’appuntamento è dunque per stasera, con la precisazione che si tratterà di un evento speciale. Giacché al centro del film c’è l’indagine s’un omicidio, avrà infatti luogo una sorta di crossover tra CoFF e Murderer, I Wrote, venendo chiamati i partecipanti ad indovinare il colpevole prima che sia rivelato. Occasione ghiottissima, quindi, per chi brama di incrementare il proprio patrimonio grazie ai Fletcherini d’oro in palio.

Una risposta a “CoFF, I Wrote: “Sette note in nero””

  1. Avatar F come Fine, F come Fulci: “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” – Calvari Film Institute

    […] proiezione conclusiva di stasera, è perciò il ritorno del caro Lucio Fulci, già celebrato in uno scorso appuntamento e di cui giusto ieri ricorreva la nascita. Ciò che ci attende in fondo al tunnel è infatti […]

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