Jessica attraverso lo specchio

Secondo i piani originari Mirror, Mirror, on the Wall avrebbe dovuto essere non solo la conclusione in due parti della quinta stagione ma addirittura dell’intera serie, ragion per cui ricorrono tutti gli elementi tipici di un gran finale: valorizzazione dei personaggi principali, autocoscienza dei propri stilemi narrativi, momenti d’intensa emotività e persino lo scontro fra la protagonista e la sua nemesi.

La signora in nero

La prima puntata si apre infatti con la presentazione di Eudora McVeigh, giallista fra le più affermate al mondo da quasi vent’anni ma ora in declino, tant’è vero che il suo editore è pronto a scaricarla per poi concludere un contratto con la promettente J.B. Fletcher. Ciò scatena in Eudora un odio viscerale per Jessica che, pur essendo ignara ed incolpevole rispetto alle sventure della collega, diviene per quest’ultima un nemico da abbattere ad ogni costo.

Purtroppo la verità è che io sto per essere sconfitta da una comune insegnante del Maine. È evidente che hanno deciso di incoronare una nuova regina dei romanzi gialli. La mia carriera è distrutta ormai, il mio matrimonio è legato a un filo, e chi devo ringraziare per questo? La cara, amabile, volgare arrivista Jessica Fletcher, che finalmente è riuscita a cacciarmi dalla prima fila di platea all’ultima fila della galleria! Tu non immagini che cosa potrei fare… o quello che farò, per poter riprendere il mio posto.

Eudora McVeigh

Nel mettere a confronto le due scrittrici lo specchio del titolo si rivela una superficie deformante, giacché Eudora altro non è che l’opposto riflesso di Jessica: l’una scontrosa, manipolatrice, a fine carriera ed invischiata in un matrimonio in crisi, mentre l’altra sempre gioviale, corretta, in ascesa professionale e vedova ormai serena. Una contrapposizione netta ed accentuata, peraltro, da sapienti soluzioni cromatiche, come la scelta di vestire Eudora con colori per lo più contrastanti rispetto alle solite tinte pastello di Jessica.

Va così delineandosi una rivalità memorabile quanto quella fra Sherlock Holmes e Moriarty, James Bond e Blofeld, Batman e Joker, Adrian e Dranghestein. Tutte figure che, trovando definizione nella reciproca ed irriducibile opposizione, sono destinate a darsi battaglia sul comune terreno dell’intelletto, dell’ingegno e della forza di volontà. Ecco allora che quando a Cabot Cove si consuma l’ennesimo omicidio Eudora pensa subito di sfruttare l’occasione come trovata pubblicitaria, sostituendosi a Jessica nel ruolo di badante coadiutrice dello Sceriffo e contando di riguadagnare popolarità, a discapito dell’avversaria, grazie alla risoluzione del caso.

Il gustoso spunto narrativo è per giunta sviluppato attraverso un approccio sorprendentemente meta-testuale, affidando cioè agli stessi personaggi commenti e riflessioni in merito ad aspetti caratterizzanti la scrittura della serie. La signora in giallo medesima, quindi, finisce per specchiarsi in se stessa. Notevole in tal senso è la sequenza in cui, non appena Jessica ha terminato di tessere le lodi di Cabot Cove, un ragazzino sopraggiunge annunciando il rinvenimento d’un cadavere.

Che tu lo creda o no abbiamo una biblioteca pubblica veramente eccezionale in questa città, e riceviamo i giornali e le riviste più importanti. Abbiamo strade pulite, aria fresca, gente amichevole – appena imparano a conoscerti – ma soprattutto abbiamo la tranquillità. Infatti qui da noi si può passeggiare in qualunque posto senza aver paura.

J.B. Fletcher

È poi il turno dello Sceriffo Metzger: subentrato da qualche tempo al vecchio Amos, credeva che trasferendosi da New York a Cabot Cove avrebbe potuto condurre una vita appunto più tranquilla. Le cose, tuttavia, sono andate un po’ diversamente.

Le ho chiesto di farmi un favore, di dirmi, per cortesia, che cosa succede in questa città: io sono qui da un anno e sono già al mio quinto omicidio! Ma che cos’è, il cimitero del Maine forse? Lo sa che a confronto questo posto fa apparire il Bronx una fattoria piena di sole? Per questo che Tupper ha dato le dimissioni, non ce la faceva più! Qualcuno avrebbe dovuto avvertirmi, Signora Fletcher: degli sconosciuti vengono a Cabot Cove per morire!

Mort Metzger
Un uomo distrutto dal lavoro

Persino gli abitanti del luogo dimostrano piena consapevolezza circa l’efficienza delle forze dell’ordine nel condurre le indagini:

Lo Sceriffo Metzger è un tipo piuttosto in gamba, visto che viene dalla città, ma molto probabilmente sarà Jessica a risolvere l’omicidio, come accade sempre.

Fotografo ficcanaso

A chiudere il cerchio provvede quel buontempone del Dottor Hazlitt che, a fronte della perle di saggezza progressista regalateci nello scorso appuntamento, ammette candidamente di essere un “ostinato maschilista”. Il meglio, però, Seth lo dà nel rapporto con Jessica, dimostrandosi amico premuroso e schietto quando occorre. In fin dei conti, è proprio la relazione fra i due ad essere il fulcro del doppio episodio: nessuno potrebbe infatti negare la profonda commozione suscitata dagli occhi lucidi di Jessica mentre lui le rimprovera il troppo tempo dedicato alla scrittura invece che ad altri piaceri della vita.

Di una cosa sono certo: se Frank fosse ancora qui non passeresti metà della tua vita incatenata a quella macchina da scrivere, nossignore. Tu staresti fuori molto di più, a respirare l’aria del mare.

Stai cercando di ferirmi?

Ferirti? Oh, per l’amore del cielo, questa è l’ultima cosa che desidero fare. Penso solo che forse dovresti smettere di lavorare tanto, potrebbe farti male.

Stavolta Seth viene peraltro coinvolto in prima persona nella faccenda criminosa, finendo ricoverato in ospedale per aver addentato un mela avvelenata destinata in realtà a Jessica. Sì, una mela avvelenata, chiaro rimando a Biancaneve insieme al titolo delle puntate in questione ed a diverse altri riferimenti in esse. Prima il dialogo molto franco con l’amico e poi l’apprensione per la sua salute fanno sì che Jessica non si dedichi con l’abituale intraprendenza alle indagini. Certo, quando Eudora nel secondo episodio passa a essere da investigatrice a principale sospettata, J.B. Fletcher una mano allo Sceriffo la offre, ma il suo contributo non sembra determinante come al solito ed anzi si ha l’impressione che il colpevole, stante l’abbondanza di inizi e prove a disposizione, sarebbe stato comunque acciuffato. Per l’immancabile confessione non occorre nemmeno la capacità persuasiva di Jessica, la quale è addirittura assente nel momento in cui il reo ammette le proprie colpe.

“Ti piacciono le mele, vero Jessica?”

Lo spettatore si ritrova perciò doppiamente spiazzato: in primis perché l’assassino, commettendo il classico errore di alludere ad un dettaglio che solo l’assassino potrebbe conoscere, risulta identificabili con largo anticipo rispetto alla rivelazione; in secondo luogo, perché a compensare cotanta prevedibilità ci si attende un colpo di scena che però non si verifica affatto.

Una clamorosa svista degli sceneggiatori? Tutt’altro. Essi, al contrario, danno ennesima prova di bravura, optando per uno sviluppo della vicenda capace di valorizzare l’umanità dei personaggi. Le molte figure che affollano la storia sono infatti portatrici di vicende personali non meramente funzionali alla struttura del giallo ma di più ampio respiro: sentimenti, contrasti, aspirazioni e vizi, questi ed altri sono i temi che arricchiscono e vivificano il tessuto narrativo; e così come Eudora ribatte seccamente al suo editore quando questi afferma che “sono solo affari”, si potrebbe dire che questo “non è solo un giallo”, essendoci vite e destini in gioco.

In quest’ottica ben si riesce a cogliere il senso degli ultimi minuti dell’episodio, dopo che il mistero è ormai stato risolto ma l’auspicato colpo di scena di scena non arriva. Jessica, sola nella sua grande casa, siede davanti alla macchina da scrivere e ripensa alle parole di Seth: lui le aveva proposto una gita in barca in mattinata, ma lei aveva declinato per lavorare al suo nuovo romanzo. Un accompagnamento musicale malinconico in sottofondo, e poi la svolta! Jessica si precipita al porto, augurandosi che non sia troppo tardi per salire a bordo. La fortuna la assiste: un guasto ha ritardato la partenza, dice Seth. La verità, invece, è che lui è rimasto ad aspettare per oltre un’ora, sperando che l’amica lo raggiungesse.

Avrebbe dovuto concludersi così La signora in giallo. La provvidenza, tuttavia, ne ha favorito la prosecuzione per altre sette stagioni, nel corso delle quali è stato possibile approfondire tutti gli aspetti del soggetto e diffusamente elaborare i molti spunti da esso ricavabili. Si è ad esempio data risposta ad un quesito fondamentale: Jessica Fletcher può sbagliare? Lo scopriremo domani stesso, grazie a due episodi incentrati proprio sull’argomento (The Error of Her Ways e Trials and Tribulations).

2 risposte a “Jessica attraverso lo specchio”

  1. Avatar Murderer, I Wrote: J.B. Fletcher sotto accusa – Calvari Film Institute

    […] Fletcher, alludendo al cimitero del Maine La soddisfazione di chi ha appena attirato l’ennesima vittima a Cabot […]

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  2. Avatar Grazie di tutto, e a presto(n), cara Jessica! – Calvari Film Institute

    […] del prediletto nipote Grady, le camaleontiche doti esibite per indagare in un locale malfamato, lo sfogo dello Sceriffo Metzger di fronte alla quantità di delitti che si consumano nella ridente Cabot […]

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