La scorsa settimana si è verificata una sbalorditiva congiunzione fra il Murderer, I Wrote e la consueta proiezione del Calvari Film Festival OFF. Si è infatti per puro caso scoperto che il film Assassination Nation non solo tratta tematiche già brillantemente sviscerate dalla Signora in giallo ma sarebbe addirittura il remake non dichiarato di uno specifico episodio della storica serie. D’altronde era cosa nota che il regista Sam Levinson avesse un debole per le donne non più giovanissime.

La trama del lungometraggio è la seguente: in una cittadina recante l’evocativa denominazione di Salem un ignoto hacker trafuga i segreti degli abitanti e li divulga in rete, così scatenando rabbia, violenza e furia omicida. Il tutto ricalca quanto già avvenuto in The Sins of Castle Cove, quando a provocare analoghe reazioni fu la pubblicazione d’un romanzo chiaramente ispirato alle vicende privatissime della non meno cruenta Cabot Cove (ove pure, tra l’altro, ebbe luogo un processo per stregoneria).

Parimenti, la forte impronta femminista e progressista che connota il film sembra discendere, non troppo alla lontana, dall’impostazione di Weave a Tangled Web, venendo riproposta la contrapposizione fra donne che liberamente conducono la loro vita al di fuori degli schemi tradizionali e uomini ottusamente arroccati ad una visione ormai obsoleta dei rapporti sociali.
Andiamo, Jessica, non è naturale! Un uomo che resta a casa, che cucina, pulisce e permette che sua moglie lo mantenga…
Seth Hazlitt

Certo è che, come spesso accade, il remake non è all’altezza dell’originale. Levinson mette in campo una regia energica e suadente (con un piano sequenza che omaggia persino Dario Argento) ma pecca di manicheismo e spettacolarizzazione laddove la serie sapeva delineare, in maniera più sottile, situazioni e psicologie meglio sfaccettate.
La caratterizzazione delle quattro ragazze che nel film divengono cavallerizze dell’apocalisse femminista non regge infatti il confronto con il variegato panorama femminile di Cabot Cove: si pensi alla poligama che conduce una doppia vita, la scrittrice in erba con propositi vendicativi, la madre eccessivamente protettiva del macellaio, l’agente immobiliare ninfomane e, ovviamente, Jessica Fletcher. Lei sì, davvero, icona di un femminismo sano e non rancoroso, il cui esempio e le cui opere bastano a testimoniare il valore di una donna indipendente senza bisogno di proclami o reboanti dichiarazioni d’intenti.
Nemmeno di fronte al pericolo Jessica vacilla, riuscendo anzi ad escogitare soluzioni sorprendenti per qualsiasi evenienza. Ecco allora che quando si rende necessario un supplemento d’indagine presso un locale malfamato la nostra eroina non si lascia scoraggiare dagli avvertimenti dell’amico Seth e recandosi sul posto in incognito, grazie ad un look ed un atteggiamento un po’ diversi dal solito, finisce per regalarci l’ennesima sequenza indimenticabile.

La signora in giallo fa peraltro meglio anche nel tratteggiare i personaggi maschili, proponendone una rappresentazione un pelo più variegata di quella a suo tempo concepita dalla Gillette. Accanto a uomini retrogradi figurano così un marito che si è fatto carico delle faccende domestiche per agevolare la moglie in carriera ed un timido libraio logorato dalla solitudine. Cabot Cove, dopo tutto, attira gente di ogni genere e indole, offrendo un’atmosfera rilassante, la vista del mare e persino l’esaltante possibilità di venire accoltellati o colpiti mortalmente alla testa con una padella.
Una donna che gira il mondo, che ha un buon lavoro vuole scaricare le sue responsabilità naturali su qualcun’altro. Poi si guarda intorno, vede che il pascolo non solo è verde ma pieno di compagni di giochi, e pensa che se occhio non vede cuore non duole.
Seth Hazlitt
Ci attende ora la conclusione della scoppiettante quinta stagione: una storia in due parti che vedrà Jessica confrontarsi nientemeno che con una scrittrice rivale (Mirror, Mirror, on the Wall: Part 1 & Part 2). Ci si vede pertanto come al solito stasera, ore 21.30, sempre a Cabot Cove!


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