Il filo diretto tra personalità alla deriva e sadomasochismo: “Ichi the Killer”


T U N G S T E N O
La rassegna in fondo al tunnel


Quando entrammo nel tunnel dello Smart-Instituting non sapevamo quanto sarebbe durato il percorso né quali tesori avremmo potuto rinvenire in quell’arcana dimensione dell’essere. La traversata è stata avventurosa ma profittevole, giacché la guida dell’istinto prima e d’un padre tecnologico poi ha consentito di scovare autentiche perle della cinematografia e persino opere in oro purissimo. Ora però, dopo molte settimane, pare in lontananza di poter scorgere l’uscita. A segnare la via è un altro metallo che, portato a incandescenza, fa luce su altri 13 fenomenali film. Ci apprestiamo quindi a compiere gli ultimi passi, rinfrancati dal vivo bagliore del tungsteno e certi che una cifra così fortunata aiuterà il buon esito di questo lungo viaggio.


Tutti conoscono Takashi Miike, solo alcuni hanno invece familiarità con Hideo Yamamoto. Ma chi tra voi può asserire di conoscere davvero Marco Columbro?

L’antico progressismo della televisione italiana

Marco nasce a Viareggio il 25 giugno del 1950. Dopo uno sfavillante debutto come attore teatrale diviene conduttore di successo, lasciando il segno nella storia dalla televisione italiana attraverso pietre miliari del calibro di Paperissima e Buona Domenica. A scolpire il suo nome nella storia del piccolo schermo fu però l’eccezionale prova attoriale che offrì nel 1996, interpretando la figura del controverso “Stefano Giusti”, umile autista divenuto poi insegnante delle elementari.

Stiamo parlando della fiction Caro maestro, successo nazionale che contribuì in maniera decisiva alla popolarità del personaggio.

Ebbene sì: a quel tempo i baffi venivano inseriti in post-produzione

Il valore pedagogico dell’opera fu dirompente e l’improvvisato docente si fece subito strada nel cuore degli alunni e di milioni di spettatori al punto che, nel 2000, il format venne riproposto attraverso il reboot dal titolo Sei forte, maestro.

Qual è il punto?

Tutto bello fin qui, ma dov’è il messaggio?

Non dovevamo parlare di un film dove vengono seviziate prostitute con delle lame inserite nelle scarpe?

Tipo queste, ma non proprio così

Il punto è che, nel reboot in questione, non compare il personaggio di Stefano Giusti e quindi nemmeno il nostro Marco. Inutile dire che per molti ragazzini di allora, me compreso, la nefasta scelta operata probabilmente da spietati burocrati del potere lasciò senza parole. Eravamo smarriti, privi del dialogo educativo che davamo per scontato e che ritenevamo ci avrebbe accompagnato per sempre. Le conseguenze, per la mia generazione, furono disastrose e portarono all’insorgere di molteplici devianze.

Ma torniamo a Marco. Cosa è accaduto alla promessa dalla TV Italiana? Perché una personalità che oggi avrebbe dovuto condurre il festival di Sanremo a stento galleggia nelle nostre memorie? Stando alla autorevole rivista bigodino.it l’allontanamento di Columbro dai riflettori mediatici avvenne proprio a ridosso della messa in onda dell’odiato Sei forte, maestro. Voci di corridoio dicono “per dedicarsi ad altro”: gestione di un albergo? Teatro quando capita?

Non bisogna essere Jessica Fletcher per sentire puzza di bruciato. Malattia? Debiti? Alcol? Tutti e tre?

I capi di Stato sono in contatto con gli alieni,
anche il Papa lo sa.

Marco Columbro su “malattia, debiti e alcol”

Le ipotesi sono molteplici. Da una parte c’è, appunto, l’insorgere di un grave malanno, dall’altra la delusione; altri ancora parlano di debiti di gioco. Inutile ribadire quello che Adrian ci ha suggerito in diverse occasioni: i poteri forti hanno paura che le persone inizino a farsi delle domande. Questo perché, nel momento in cui cominci a porti domande, rischi irrimediabilmente di ottenere anche le risposte.

Ecco cosa succede quando ti fai troppe domande e le risposte che ottieni sono poche e confuse

A cosa credere, quindi? L’unica cosa certa è che a partire dai primi anni del nuovo millennio Marco scivolò su un terreno cedevole, sprofondando nelle braccia dell’oscurità più fitta. Lontano dalla luce che illumina le case della brava gente di questo paese. Lontano, se mi permettete, dall’unico metallo che risuona vigoroso nelle tenebre: il Tungsteno.

Marco soggiogato dal lato oscuro della Forza

Anche io, come Marco, ho vissuto un periodo simile. Molti suppongono che, in virtù del ruolo che ricopro nel Consiglio Direttivo, io abbia frequentato la prestigiosa Calvari Film School, ma non è affatto così: ho formato il mio pensiero nelle aule di un’università di seconda categoria che non vale neanche mezzo Fletcherino d’argento.

Quattro studentesse si accingono a varcare la soglia della Calvari Film School

Non ho avuto modo di ammirare i lumi della conoscenza, del giusto e del bello che ora mi appaiono chiari. L’assenza di un punto di riferimento formativo, che avevo individuato nella figura del maestro Stefano, mi aveva trasformato in una persona priva di quegli imprescindibili valori che oggi definiremmo adrianici.

Tavernelli e sostanze dalla dubbia legalità costernavano le mie giornate e più di una volta sono scivolato nella Columbro-zone. Un’indifferenza, cioè, che ti cambia e ti traghetta in un luogo di solitudine intellettuale, capace di trasformati in qualcosa che nessuno dovrebbe mai diventare: un corrotto geometra comunale.

Gli alieni esistono: Gesù era uno di loro.

Marco Columbro su… difficile dirlo con certezza.

Ma alla fine di quel tunnel ecco che arriva la luce. Ricordo ancora oggi il giorno in cui un mio caro amico mi portò una copia di Koroshiya Ichi, ovvero Ichi The Killer, adattamento cinematografico dell’omonimo manga di Hideo Yamamoto diretto da una vecchia conoscenza dell’Institute: l’irreprensibile Takashi Miike. Ai più attenti non sarà certo sfuggita la presenza ricorrente del regista nipponico nelle nostre rassegne, grazie all’assidua collaborazione che da anni intercorre fra l’eclettico cineasta e il Centro Studi di Osaka.  

Difficile dire cosa mi abbia colpito del lungometraggio, se le atmosfere grigie e sporche o l’eterna lotta tra sadismo e masochismo che pregna ogni singolo istante della pellicola. Oppure l’ingente quantità di fluidi corporei che scorre in maniera copiosa fino a finire letteralmente in faccia allo spettatore. Sinossi perfetta della mia vita universitaria.

Tutto questo mi ha fatto ricordare cosa significa vivere in un appartamento con altri quattro studenti maschi, tre gatti e un cincillà, e come la perdita di riferimenti educativi possa aprire le strade alle peggiori perversioni: alcune già mostrate in un recente successo tungstenico, altre ancora da scoprire in questo incredibile appuntamento.

Ti distrai un attimo e finisci così

La presa di conoscenza che ebbi quel giorno funse da estrema catarsi e mi aiutò così a scrollarmi dalle spalle la zavorra della mediocrità. Libero, potei infine dedicarmi agli ideali che hanno fatto grande l’Institute: bellezza, la ricerca ed erba fresca.

Non mi vergogno ad ammettere che Ichi the Killer mi ha de-columbrizzato.

Per tutti quelli tra voi che si stanno interrogando sul l’epilogo di questa triste faccenda, non abbiate paura: il presentatore, caro a chi come me ha vissuto la primavera degli anni novanta, non è finito nel dimenticatoio, anzi, voci di corridoio riferiscono che dal prossimo anno accademico il Marco nazionale terrà un corso alla Calvari Film School, in qualità di docente esterno di “Fondamenti di Fiction e Paranormale”.

Le iscrizioni ai corsi cominceranno allo scattare della Fase 3

Il percorso pedagogico iniziato con Spring Breakers e riconfermato con Assassination Nation passa quindi tra le sapienti mani del Maestro Stefano e, culminando con l’imperdibile smart-proiezione di stasera, ore 21.30, ci condurrà infine a contemplare la luce della violenza. La posta in gioco è altissima e di sicuro l’asticella del dibattito subirà un’impennata (verso l’alto, si intende): il tutto grazie all’incandescenza dell’unico metallo capace di indicare la giusta via.

In conclusione, non mi resta che rivolgervi un sincero grazie, Marco e Takashi, per la grande lezione (?) che avete saputo impartirmi.

Una risposta a “Il filo diretto tra personalità alla deriva e sadomasochismo: “Ichi the Killer””

  1. Avatar Caro Miike ti scrivo: “Gozu” – Calvari Film Institute

    […] talvolta sono io ad aver errato nella valutazione, e l’ho capito rivedendo l’acclamato Ichi the Killer. Anni fa, quando ne presi visione per la prima volta, formulai infatti un giudizio ingiustamente […]

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