Tante domande e alcune risposte: “Assassination Nation”


T U N G S T E N O
La rassegna in fondo al tunnel


Quando entrammo nel tunnel dello Smart-Instituting non sapevamo quanto sarebbe durato il percorso né quali tesori avremmo potuto rinvenire in quell’arcana dimensione dell’essere. La traversata è stata avventurosa ma profittevole, giacché la guida dell’istinto prima e d’un padre tecnologico poi ha consentito di scovare autentiche perle della cinematografia e persino opere in oro purissimo. Ora però, dopo molte settimane, pare in lontananza di poter scorgere l’uscita. A segnare la via è un altro metallo che, portato a incandescenza, fa luce su altri 13 fenomenali film. Ci apprestiamo quindi a compiere gli ultimi passi, rinfrancati dal vivo bagliore del tungsteno e certi che una cifra così fortunata aiuterà il buon esito di questo lungo viaggio.


Quattro ragazzine qualunque che vivono la loro vita qualunque attraversando le difficoltà qualunque da teen movie qualunque. Proprio come tante di quelle che affollano i cinema e i teatri durante le varie iniziative del Calvari Film Institute. Proprio come alcune di voi ragazzine che state leggendo questo articolo. Quattro ragazzine che iniziano ad introdursi timidamente nel mondo degli adulti, scoprono gli alti e bassi della vita, approfondendo le conseguenze della loro sessualità talvolta esuberante e mantenendo sempre un approccio curioso nei confronti delle droghe. Tutto scorre liscio, fino a quando la violenza si affaccia nelle loro esistenze e si trovano a essere prima vittime, poi carnefici, quindi nuovamente vittime, ancora carnefici, etc.. in un tourbillon di emozioni, fino a un inaspettato scoppiettante finale.

Si tratta di Mean Girls? No!

È Spring Breakers? Quasi, ma ancora no!

Vogliamo rivedere Spring Breakers? , ma magari in un’altra occasione, questa serata è già pianif…

Vogliamo creare un CFSP dedicato esclusivamente a rivedere Spring Breakers a cadenza inizialmente settimanale ma con possibilità di aumentare ulteriormente la frequenza degli incontri? Forse questo potrebbe essere eccessivo persino per l’Instit…

Vogliamo rendere obbligo di legge la vision… STOP! Proseguiamo.

4 TARTARUGHE PER DIFENDERE LA TER… iniziare un paragrafo con la parola quattro scatena immediatamente vividi ricordi d’infanzia

Assassination Nation, questo il titolo, con una sottile e quasi impercettibile ripetizione (Assassi-NATION NATION, per chi ha carenze di attenzione). Opera seconda di Sam Levinson, figlio del ben più celebre Barry, Oscar per Rain Man e regista di almeno un’altra ventina di film negli ultimi 40 anni, oscillando tra i toni allegri e spensierati di Toys a quelli appena meno allegri e un tantino meno spensierati di Sleepers.

Ma perchè dilungarsi sulla carriera del padre? Forse perchè il suo primo film è stato la commedia del 1982 Diner, girata 3 anni prima della nascita del nostro Sam? E forse perchè proprio Diner lanciò la carriera di un’allora sconosciuta Ellen Barkin? E forse perchè la stessa Ellen Barkin partecipò quasi 30 anni dopo anche all’opera prima del figlio (Another Happy Day, del 2011)? O forse perchè sempre la stessa Ellen prese parte al suddetto film soltanto perchè da oltre 3 anni intratteneva una relazione con Sam, nonostante i 31 anni di differenza (23 vs 54)?

Sam Levinson, il primo giorno di scuola

Ma approfondiamo un po’ le attrici protagoniste, provenienti dai 4 angoli del mondo.

Lily è Odessa Young (nomen omen, effettivamente molto giovane, è del 1998), australiana, ha iniziato a recitare alla veneranda età di 11 anni in diverse imperdibili serie tv locali, prima di saltare nel mondo del cinema con quello che sembra un film noiosissimo, The Daughter, con tutti gli attori famosi australiani che vi vengono in mente (eccetto Nicole).

Sarah è Suki Waterhouse (l’anziana del gruppo, 1992), londinese, diventata famosa come modella e fidanzata di Bradley Cooper, ha recitato in una serie di film imperdibili come The Divergent Series: Insurgent, Absolutely Fabulous: The Movie e The Girl Who Invented Kissing, prima di approdare a questo ruolo. Co-fondatrice, insieme alla migliore amica Poppy Jamie, del marchio Pop&Suki, che ricade nella definizione di “direct-to-consumer Millennial-targeted accessories brand”, qualunque cosa questo possa significare.

Bex è Hari Nef (anche lei del 1992, ma ottobre), americana, scrittrice, autrice di una rubrica di consigli sessuali su magazine Adult, quindi modella, e infine attrice. Prima transgender reclutata dalla casa di moda IMG Models, prima transgender a finire sulla copertina di una delle principali riviste inglesi, prima transgender a partecipare a un film di Sam Levinson.

Hari Nef vista da Leo Ortolani

Em è ABRA (data di nascita ignota, almeno per Wikipedia inglese, francese, indonesiana e coreana, mentre se interpreto correttamente la pagina araba dovrebbe essere del 1995), nata nel Queens, ma cresciuta a Londra, cantante RnB, compositrice e produttrice musicale, con collaborazioni con gente del calibro di Gorillaz e Charlie XCX, qui alla sua prima prova da attrice.

Accanto a loro, una selva di coprimari, tra cui risulta impossibile non citare Bill Skarsgård (l’amichevole pagliaccio ballerino Pennywise), Bella Thorne (ennesima vita spremuta e gettata dalla Walt Disney Company), Joel McHale (l’indimenticato Jeff di Community), Jennifer Morrison (Cameron di Dr. House e Zoey di HIMYM) e la figlia di Judd Apatow.

Ridefinire la parola Stile

Adesso immagino che starete tutti lì, pronti a chiedervi: in che modo questa masnada di persone improbabili, coordinate da un regista conosciuto solo per “meriti familiari”, può dare vita a un film di tale spessore da essere incluso nella rassegna TUNGSTENO del Calvari Film Festival OFF Off Smart-Instituting edition?

Partiamo dal peso che ha la tecnologia all’interno del film. Come in un manifesto futurista, questa permea completamente l’esistenza dei protagonisti, tra internet, blog, email, chat e tante altre parole inglesi da giovani che conoscete molto bene (LOL). Tutto quello che fanno le ragazze passa attraverso uno schermo, che sia di un telefono o di un pc, e tutto viene ritrasmesso, modificato attraverso un filtro di popolarità e soprattutto spersonalizzato. Ed è, ovviamente, dalla tecnologia che nasce la causa scatenante la caccia alle streghe del film, fornendo un alibi e un movente alle masse rancorose e riuscendo a deresponsabilizzare anche gli atti più disumani.

Nonostante tutto, è difficile distogliere lo sguardo da dei jeans tanto brutti

Evito voltariamente di approfondire in questa sede i temi più evidenti, l’incomunicabilità tra gli esseri umani, le crisi adolescenziali, lo scontro generazionale e tutte quelle altre cosine così ben presentate nel film.

Questo perché, una volta eliminati tutti i sottotesti, quello che rimane è la visione pura e semplice dell’America. O meglio, dell’Uh-merica. Quella dei suburbs alienanti, composti da famiglie all’apparenza perfette, ma in realtà sfaldate e corrotte. Quella delle scuole popolate da potenziali Eric e Dylan, pronti alla violenza alla prima possibilità utile, che sia sfasciare la testa dell’amata cheerleader con l’altrettanto amata mazza da baseball o mettere a ferro e fuoco la città. Quella dell’omofobia, della toxic masculinity e della rape culture. Quella delle bandiere, bandiere davanti alle porte, bandiere usate come bandane, bandiere sui pick-up, bandiere ovunque, a ricordare sempre che no, una storia come questa non potrebbe accadere altrove.

L’Uh-merica di Sam Levinson

Al netto di qualche piccola caduta, alcune citazioni un po’ pigre (Salem, davvero?), e certi ammiccamenti sottolineati due o tre volte con l’UniPosca giallo, il film pone tante domande (ma sempre meno di questo articolo) e fornisce alcune risposte. Rimane un’esperienza visiva interessante, con alcune soluzioni innovative usate in modo intelligente, pervasa da un dark humor grezzo ma divertente, e con un messaggio di fondo rabbioso, distruttivo, e completamente condivisibile.

Citazioni sottili, solo per i veri esperti, quelli che conoscono tutto tutto il cinema

Giunti a questo punto, l’unica domanda che ci rimane è: chi, tra le 4 ragazzine, tra 30 anni, continuerà la tradizione familiare con il figlio di Sam Levinson?

3 risposte a “Tante domande e alcune risposte: “Assassination Nation””

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