L’ultimo dei Golden Movies: cosa c’è sotto al velo?


GOLDEN MOVIES
L’età aurea dello Smart-Instituting
sponsored by Sistema M.I.K.E.


Dopo il successo planetario dei primi esperimenti, lo Smart-Instituting si istituzionalizza come forma di fruizione del CoFF in questo particolare momento storico. A tal fine il Consiglio Direttivo del Calvari Film Institute ha stilato una lista comprensiva di sei perle cinematografiche, ciascuna indicata da un membro del Consiglio medesimo nell’esercizio del proprio “golden power”. E non è finita qui: l’ordine temporale delle proiezioni sarà infatti determinato grazie al Sistema M.I.K.E., tecnologia avanguardistica che, realizzando una selezione totalmente randomica entro la citata lista, sempre garantisce un risultato felice, spensierato e fortunato. Pertanto, tutti insieme a gran voce esclamiamo: allegria!


È con la velocità del fulmine che siamo arrivati al sesto e ultimo appuntamento con i film aurei, in questa primavera di stenti. Credo sia corretto sostenere che il Sistema M.I.K.E. abbia voluto giocare con le stringhe del destino per far sì che il ricordo di questa super-rassegna fosse lieve nella nostra memoria, e perciò ha lasciato per ultime due perle come The Wailing e ora I diavoli, film del 1971 del regista Ken Russel che ricordiamo con due foto d’archivio:

mentre spiega ad una suora come usare la famosa “posizione del Cristo”…
… e mentre mette in pratica la “posizione del Cristo”

Volutamente le mie riflessioni su questo film, almeno per quanto riguarda il suo contenuto, saranno poche. Perché è successo qualcosa negli anni ’70 del secolo scorso, qualcosa che ai giorni nostri tradurremmo con la frase “ingorgo del venerdì sera” (o almeno lo avremmo fatto fino ad un paio di mesi fa, prima di dedicarci ad affinare le nostre tecniche di tiro al podista dal balcone). Questo qualcosa è così sconvolgente, e ha una tale ripercussione sulle nostre vite, che deve per forza essere discusso in plenaria al prossimo incontro virtuale mediante Smart-Instituting, proprio contestualmente alla visione del film.

Anche Ken Russel vuole vederci chiaro

Quindi, due parole sulle suore, che ricoprono un ruolo centrale in questo film. La mia infanzia ha avuto come trait d’union proprio loro: le suore.

Parliamo ad esempio del mio primo ricordo. E parlo del mio primo ricordo da essere vivente, nella mia attuale reincarnazione (purtroppo mi rimangono soltanto sensazioni odorose da quando ero una cappa da cucina). Il mio primo ricordo è di essere così fortemente, ingiustamente, e cristianamente cazziato da una suora che finisco a vomitare nel lavandino del bagno della materna per colpa dei singhiozzi del pianto causato dalla costumata signora, mentre una ragazza (laica) mi tiene la testa e compatendomi – ma immagino anche con lo stesso schifo che provocherebbe a me vedere un essere buttare fuori tutte quelle cose da tutti quegli orifizi contemporaneamente – mi dice che andrà tutto bene.

Mi piace pensare che fosse un sicario, e che quella frase di gentilezza fosse in realtà dovuta ad una promessa di un lavoro già messo in conto e già pagato da un benefattore, forse lo stesso Ken Russel. Avevo 3 anni.

Ma suore di tutti i tipi e qualità ne avevo quante ne volevo ogni volta che, da piccolo, andavo a trovare mia madre a lavoro. Di quel periodo ricordo in particolare una battuta, somministrata dalle mie beniamine velate ad arte con la sistematicità della goccia cinese che fora le ossa, e che ha sempre portato me e tutti i fortunati ascoltatori presenti ad un eccesso di risa sconquassanti, viscerali:

Ma come sei cresciuto!
Ma la mamma ti annaffia i piedi alla notte?

Era diventata una tale hit, e un tale successo nelle serate di cabaret per suore che io immagino facessero ogni giovedì sera in quegli anni, che me la ripeterono – tutte e 57 – finché non cominciai ad ingobbirmi, e anche allora comunque, dopo un primo momento di smarrimento, non si sono mai fatte trovare impreparate:

Ma come s… [smarrimento]
Ah mi ricordo com’eri piccolo!
Ma come sei cresciuto!
La mamma ti deve aver annaffiato i piedi!

Una foto di me e mia madre

Queste grandissime amanti del cosplay me le ritrovai anche in altri contesti, anche nella vita di tutti i giorni… ma di tutte queste esperienza – e sono molte – vorrei ricordarne una in particolare.

Perché io, un giorno, ebbi la fortuna – no, la gioia profonda – di partecipare in età adulta alla cerimonia che, in pompa magna, sanciva la trasformazione di un gruppo di suore in super-suore. Ammetto che non sono fortissimo in materia di titoli monacali, ma so solo che quel giorno quella cinquantina di suore era felice: ridevano, mangiavano, gridavano, correvano, guizzavano, pregavano iddio ma soprattutto avevano quel ghigno compiaciuto che caratterizza immancabilmente tutte le suore. Tutte lo hanno, quel ghigno, anche quelle più acide, anche quelle più “buone”, ogni suora viene stampata con questa peculiarità, e tu non puoi farci niente, tu non puoi sapere niente, loro sanno qualcosa e tu no, e quindi ghignano.

Voglio quindi dedicare l’ultimo golden movie a questo. A capire perché le suore ghignano. Quindi, per chi volesse sapere, lo smart-appuntamento è il 15 aprile 2020, alle ore 21:30:

2 risposte a “L’ultimo dei Golden Movies: cosa c’è sotto al velo?”

  1. Avatar jhonnysilver90
    jhonnysilver90

    Anche io ho sempre avuto il dubbio sul ghigno che le suore avevano sotto i baffi.
    Baffi non metaforici, si intende.

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  2. Avatar effe
    effe

    Direi che abbiamo effettivamente capito perché ghignano!

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