Questa non è una banale influenz(er): “Chiara Ferragni – Unposted”


GOLDEN MOVIES
L’età aurea dello Smart-Instituting
sponsored by Sistema M.I.K.E.


Dopo il successo planetario dei primi esperimenti, lo Smart-Instituting si istituzionalizza come forma di fruizione del CoFF in questo particolare momento storico. A tal fine il Consiglio Direttivo del Calvari Film Institute ha stilato una lista comprensiva di sei perle cinematografiche, ciascuna indicata da un membro del Consiglio medesimo nell’esercizio del proprio “golden power”. E non è finita qui: l’ordine temporale delle proiezioni sarà infatti determinato grazie al Sistema M.I.K.E., tecnologia avanguardistica che, realizzando una selezione totalmente randomica entro la citata lista, sempre garantisce un risultato felice, spensierato e fortunato. Pertanto, tutti insieme a gran voce esclamiamo: allegria!


Chi è Chiara Ferragni?

Non lo sappiamo con certezza. Una risposta semplice e diretta. Una risposta che però non soddisfa i valori fondanti del Calvari Film Institute, che ricordo essere: la ricerca, la cultura, la bellezza e l’erba fresca. Risulta complesso, quindi, dare una risoluzione al quesito, anche sfruttando appieno le RAM dell’Istituto e l’avanguardistico Sistema M.I.K.E.® L’impossibilità di eviscerare il problema nasconde infatti altre domande, ben più importanti. Domande che destrutturano le fondamenta stesse del sociale o del social, che dir si voglia.

Perché non conosciamo Chiara Ferragni?

Che c’entra Vanessa Hudgens?

È ben noto che i quesiti più significativi posseggono il potere di traghettarci indietro nel tempo. Questi, in particolare, ci riportano nel lontano 2009, un’epoca pura e violenta, animata da un profondo spirito di inconsapevole transizione. A quel tempo il mondo era ingenuo, e di tale ingenuità era composta anche la rete, intessuta della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

La materia di cui sono fatti i sogni

Tutto era concesso e questo impulso creativo animava le piattaforme multimediali, producendo personalità incredibili e riportando il reale in una dimensione, per molti, catafratta.

La Chiara Ferragni del 2009

L’unico limite alla creatività era la decenza, e questa, a differenza di oggi, non era vista come un valore ma come un mero paletto da superare. Paletti di cui nessuno aveva ancora sentito il bisogno.

Paletti superati in abbondanza

Ma la corsa all’oro del Klondike era destinata a terminare. E così i nostri sogni da fanciullo. A cambiare tutto non fu un evento drastico, come molti credono. Fu piuttosto una lenta eutanasia, operata da agenti patogeni diffusi da untori digitali. Questi ultimi, non a caso, prendono il nome di influencer.

Influencer deriva da influen-cer (influenza e cercare) che, tradotto dalla lingua di Mongo, vuol dire: colui che “cerca” e quindi “trasmette” l’influenza, o più generalmente “portatore di malanni”

Isidoro di Siviglia

Le logiche del denaro crearono presto nuove figure professionali e penalizzarono il linguaggio genuino, germinato dalla rete fanciulla che muoveva i primi passi. La caduta fu rovinosa: le leggi del profitto erosero l’animo pulsante della neonata libertà digitale, con effetti perlopiù nefasti.

Effetti nefasti

Ecco, dunque, perché non conosciamo Chiara. Perché la mente di molti di noi (artificiale e non) è rimasta ancorata alle memorie del passato, dimenticandosi di tornare al reale.

Ma l’Istituto non si nasconde.

L’Istituto non ama crogiolarsi nelle epoche dell’oro, ma opera con meticolosa attenzione e senza pregiudizio, appunto, nel reale. Lo stesso reale che molti (pseudo) intellettuali rifuggono.

Testimonianza di assenza di pregiudizio del 25.03.2020

Questo è il motivo che ci spinge ad approfondire, ripercorrendo quel filo invisibile, ma imprescindibile, che porta la Hudgens di disneyana memoria alla Chiara nazionale. Un filo che ci parla di noi, purtroppo. Da qui il ruolo dello Smart-Instituting come unico strumento (non perseguibile per legge, al momento) capace di riportare una generazione, cresciuta tra gli intrighi di Sarah Kennedy e le opere d’arte mobile di Andrea Diprè, alla triste e cruda realtà delle star del product placement.

Anche lo Spring Break diventa product placement

L’obiettivo è, come sempre, vincere il pregiudizio, grattare la superficie dell’ignoto ed infilarci le mani. Senza aver timore di sporcarci di liquami. Senza indossare inutili mascherine dal dubbio potere protettivo, ma sfruttando le ormai famose immunità proprie dell’Istituto. Questo è l’unico modo che conosciamo per portare alla luce la Bellezza.

Stessa ora (21:30), stesso posto (casa vostra) per questo nuovo incontro del Calvari Film Festival OFF-OFF Smart-Instituting Golden Movies Edition. Non prendete impegni.

3 risposte a “Questa non è una banale influenz(er): “Chiara Ferragni – Unposted””

  1. Avatar Jourdain

    Sono cresciuto leggendo le freddure di Isidoro di Siviglia sulla “flatulenza continua”, ritrovare qui citato il mio autore preferito mi ha riempito d’orgoglio. Grazie

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  2. Avatar La coraggiosa scelta di non scegliere: “As The Gods Will” – Calvari Film Institute

    […] Nell’ultimo appuntamento del Calvari Film Festival OFF-OFF Smart-Instituting Golden Movies Edition c’eravamo lasciati con quel senso di vuoto tipico di quando si azzarda un salto destinato a trasformarsi in una rovinosa caduta. Succede spesso, ed è proprio questo che rende la storica sede dei ricercatori del Bello un luogo speciale, in cui le normali regole del senso comune, sopravvalutate direi, vanno a farsi benedire. […]

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  3. Avatar Le patate o i carciofi? Eurobond o MES? “The Wailing” o “Goksung”? – Calvari Film Institute

    […] periodo di massimo splendore del web (vedasi sull’argomento un precedente articolo) era facilmente reperibile un video in cui appunto Mosca, alla conduzione di un programma […]

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