Molto spesso, negli anni, la cinematografia mondiale ha provato a mettere le briglie sul possibile, ad anticipare sul grande schermo un futuro che, nella mente dei Grandi Registi, era talvolta auspicabile, ma molto più spesso inevitabile.

A volte, c’è da dirlo, l’asticella era leggermente troppo alta: ed ecco che se nel 1968 Kubrick ci invitava tutti a cercare il senso della nostra stessa esistenza nell’orbita di Saturno, noi nel 2001 eravamo drammaticamente troppo impegnati a cercare le tube di Falloppio:
15 anni dopo è Ridley Scott a darci una sua visione del futuro, appoggiandosi al romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick e proponendo per il 2019 una realtà nella quale paradossalmente la distopia è l’ultimo dei problemi, superato grandemente dall’incessante pioggia (da qui il proverbio “Androidi a pecorelle, acqua a catinelle“) e dall’abisso in cui è caduto lo stile:

Di esempi ce ne sarebbero numerosi, di quante volte il futuro che man mano si trasformava in presente scansava le previsioni cinematografiche. Ma ecco che, nella storia dell’umanità intera, entra in gioco Steven Andrew Soderbergh.
Narra la leggenda che nel febbraio del 2010 la vecchia zia del regista, Zia Freja, starnutì in maniera scomposta. Steven a quel punto fece due cose:
Le ho detto “Salute!“,
Steven Andrew Soderbergh,
e le ho subito chiesto una penna
raccontando l’inizio della scrittura di Contagion
Un anno dopo usciva Contagion, accolto in maniera tiepida da un mondo abituato alle cantonate dei registi in fatto di previsioni sul futuro.
Undici anni dopo, da qualche parte nella Repubblica Popolare Cinese, un pipistrello ha starnutito, a sua volta, in maniera scomposta.
Undici anni e un mese dopo, il Calvari Film Festival OFF, presenta “La fine della salute: quando i registi ci prendono“.

La proiezione avverrà come ormai di consueto, mediante Smart-Instituting, direttamente nelle case di un popolo alla mercé del regista americano, sabato 21 marzo alle ore 21:30.

Lascia un commento