Il Calvari Film Festival 2019 è stato in buona parte caratterizzato dalla definitiva consacrazione di alcuni storici protagonisti della kermesse. Già si è dato conto degli onori resi ai sommi Pupi Avati e Federico Moccia, ma ancora molto c’è da dire a proposito di ciò che altri eccezionali artisti hanno meritato.

È il caso di Dario Argento, protagonista delle iniziative del Calvari Film Institute sin dalla Calvari Film Expo 2016 (L’uccello dalle piume di cristallo, Profondo rosso, Phenomena e Dracula 3D) e tornato successivamente sia al CFF 2017 (Suspiria, Il cartaio e Giallo) che al CFF 2018 (Inferno). Da ultimo, al CFF 2019 è stato presentato Il fantasma dell’Opera, così riportando in auge uno dei film dell’autore che nei tempi recenti, ingiustamente, meno veniva ricordato.
L’opera in questione merita attenzione non solo per l’approccio alquanto singolare alla materia letteraria di partenza, ma specialmente per la ricorrenza di numerosi elementi che hanno segnato la filmografia del regista: il connubio tra orrore sanguinolento ed ironia dirompente, la preziosa presenza della figlia Asia (qui alla terza collaborazione con il padre) e, in particolare, l’interesse per gli animali. Stavolta, per i topi.
Abbiamo girato con centinaia di topi italiani e ungheresi che si sono amalgamati bene, tutti d’allevamento, nessun pericolo di infezione. Alcuni sono un po’ spaventosi, soprattutto i capi. Ogni venti, trenta topi c’è un leader, ma non sono aggressivi. Io ero molto tranquillo, non ho problemi con i topi. Non è successo niente, non ci sono stati morti.
Dario Argento
Argento è d’altronde l’artefice della cosiddetta trilogia degli animali (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio), all’origine di una nomenclatura che ha fatto scuola, e più in generale molti dei suoi film pullulano di creature appartenenti al regno animale, le quali talora riescono persino a stringere con l’uomo profondi legami d’amicizia (basti pensare allo scimpanzé di Phenomena piuttosto che al rapporto tra gli stessi topi ed il fantasma dell’Opera). Non si fatica a leggere in tale peculiarità un messaggio di uguaglianza, al di là di ogni distinzione di specie e confine (significativa in questo senso è la scritturazione di topi ungheresi).
La Giuria ha pertanto tributato a Il fantasma dell’Opera un duplice riconoscimento: il Premio Mickey Mouse per il miglior film incentrato sui piccoli roditori e, in sintonia con la matrice francese del soggetto, la Coccarda Liberté Égalité Fraternité per aver dato nuova linfa ai valori fondanti dell’età contemporanea. Ciò con i migliori auguri a Dario Argento per i progetti in corso, cui l’Institute guarda con spasmodica attesa.

Sempre a proposito di vecchie glorie, va menzionata la stupefacente esperienza che i giurati, la notte prima della Festa di San Rocco e subito dopo essersi concessi una ricca cena di gala, hanno vissuto grazie alla visione di Mandy. Trattasi del secondo lungometraggio realizzato dal promettentissimo Panos Cosmatos con l’inestimabile partecipazione di un beniamino del Calvari Film Festival: Nicolas Cage, già vincitore della Coppa Nicolas Cage al CFF 2018 (per la sua interpretazione in Mom and Dad) e precedentemente applaudito tanto al CFF 2017 (Cuore selvaggio) quanto alla Calvari Film Expo 2016 (Il prescelto).
Ebbene, ciò di cui Nicolas si è dimostrato capace in Mandy non può essere spiegato con semplici parole. Nemmeno coloro che conoscono dettagliatamente la carriera dell’attore, come appunto i membri dell’Institute, avrebbero potuto immaginare la potenza della sua prestazione, benché messi sull’avviso dall’intervista fiume che lo stesso Cage rilasciò al New York Times prima di volare a Calvari. Ogni più rosea aspettativa è stata infatti ampiamente superata, e così la Giuria si è trovata a sperimentare un indimenticabile sogno allucinato.
Ecco allora che la concordia è stata assoluta nell’assegnare a Mandy il Premio Morfeo come miglior esperienza onirica e parimenti nell’insignire il caro Nicolas, per il secondo anno consecutivo, della massima onorificenza che un attore di simile caratura possa ricevere: vale a dire la Tazza Nicolas Cage per la miglior performance of a lifetime in bagno.
E quasi viene da urlare o piangere per la gioia a pensare che, stando alle recenti dichiarazioni di Cage, il meglio deve ancora arrivare…


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