Ode al femminismo: “Natale a Miami” di Neri Parenti (2005)

Natale a Miami spiazza già da principio, con un inedito prologo che, anticipando i titoli di testa musicati tipici della saga, introduce subito le principali tematiche del film: la marginalizzazione narrativa degli storici protagonisti, gli sforzi di questi nel riaffermare la propria centralità, la crisi del matrimonio, il tradimento della fiducia, l’emancipazione femminile ed il declino della virilità.

Nell’incipit infatti: Christian De Sica si dispera per esser stato lasciato dalla moglie, venendogli peraltro pure a mancare il sostengo del migliore amico (Massimo Ghini) in partenza per Miami (ove De Sica poi, a sorpresa, lo raggiungerà); Massimo Boldi ugualmente riceve il benservito da parte della compagna, la quale intrattiene una relazione saffica con un’altra donna, e allora si imbuca nella vacanza all’insegna del divertimento sfrenato che il figlio (Francesco Mandelli) ha in programma con amici (Paolo Ruffini e Giuseppe Sanfelice) sempre a Miami.

Boldi e De Sica si trovano perciò a relazionarsi con personaggi che preferiscono lasciarseli alle spalle, stare altrove, fare altro, e così i due, ostinandosi a rincorrere i loro cari, finiscono sistematicamente per cacciarli nei guai e rovinarne i piani. Ecco quindi che le colonne portanti del cinepanettone, e cioè coloro che di diritto sono stati il motore del racconto, ne divengono ora ostacolo.

Ostacoli e incidenti di percorso

Il caso di Boldi è eclatante, riuscendo egli ad essere sempre e comunque fuori luogo. Vorrebbe ad esempio stare al passo con i tre giovani ed aiutarli a rimorchiare, ma accidentalmente tronca ogni loro possibile rapporto con il gentil sesso o addirittura rimedia occasioni che si rilevano presto un trappola. La performance di Boldi si sostanzia per giunta di gesti e fatti che degenerano talora in assurdità quasi inspiegabili, specie a fronte della generale sobrietà della messa in scena e delle altre prove attoriali. Si pensi alla canzone della pipì, agli stravaganti tentativi di avvertire i ragazzi circa i connotati delle loro accompagnatrici, al giocare con i sassi in un parcheggio e, su tutti, alla sequenza in casa del serial killer comprensiva di uno scabroso incidente con una pianta carnivora.

L’arte del fuori luogo

La vicenda di De Sica è invece più articolata. La sua improvvisata a Miami ha infatti la conseguenza non solo di mettere i bastoni tra le ruote a Ghini (in segreto amante della moglie di De Sica) ma anche di risvegliare il desiderio carnale della figlia di Ghini (Vanessa Hessler) nei confronti dello stesso De Sica. L’uomo si trova così nella condizione di dover resistere alle continue avances dell’avvenente ragazza in modo da non far torto al migliore amico, senza però sapere che quest’ultimo già da anni lo cornifica. Il capovolgimento di prospettiva è duplice, sia perché De Sica, che spesso ha interpretato il ruolo dell’adultero, si trova qui a subirlo il tradimento sia perché l’iniziativa licenziosa è presa stavolta dalla ragazza. Ella peraltro non mira a instaurare con De Sica un legame sentimentale quanto piuttosto a togliersi un capriccio, come ha subito premura di chiarirgli:

Ma io non voglio avere una relazione con te!
Io con te voglio solo scopare.

La circostanza appena illustrata si iscrive in una più generale ridefinizione della figura femminile. Le donne del film agiscono invero con grande libertà, senza celare le proprie aspirazioni e pulsioni ma anzi compiendo le scelte necessarie per la loro realizzazione anche a costo di ferire i compagni d’una vita. È così che le mogli dei protagonisti li abbandonano per dedicarsi a stimoli nuovi (come un amore lesbico) e parimenti una culturista si propone a Boldi, nonostante sia maritata, perché brama il suo fisico flaccido.

Il fascino discreto di Massimo Boldi

Va di pari passo consumandosi la crisi del maschio, a più riprese rimarcata da una simbologia che insiste sugli attributi virili. E infatti già nel prologo De Sica, come un novello Amleto, va interrogandosi ed interrogando i commensali sul dilemma di avere o non avere le palle. Analogamente Boldi, prima di apprendere che il nuovo partner della moglie è donna, minaccia di tagliargli le palle e, dopo la scoperta, propone alla moglie di tagliarselo lui stesso, ma lei replica che anche così resterebbe comunque un uomo.

De Sica come Amleto

Si sconfina addirittura nel cruento, allorché Boldi e De Sica pasteggiano ignari con testicoli umani preparati in padella dal sopra citato serial killer. Trattasi di una scena agghiacciante, sapientemente costruita secondo i meccanismi della suspense hitchcockiana: lo spettatore è consapevole di cosa sta veramente accadendo, a differenza dei due malcapitati che mangiano di gusto e pure scherzano a proposito della somiglianza tra polpette e gonadi. Il cerchio andrà poi a chiudersi nell’epilogo, quando saranno loro stessi a cadere nelle mani dell’assassino.

La virilità d’altronde, anche quando conservata, non dà modo agli uomini di farsi valere con l’altro sesso: più che deludente è appunto la prestazione che De Sica offre alla figlia di Ghini, rimasta ad aspettare “dieci anni per dieci secondi”, mentre il figlio di Boldi nemmeno riesce a soddisfare la vicina di stanza, rimediando anzi un infortunio nell’intimità a causa di un apparecchio ortodontico.

Saper applicare gli insegnamenti di Hitchcock

Volendo tirare le somme, Natale a Miami risulta essere un film animato da un forte slancio femminista: in ciò anticipa di molto una tendenza oggi in voga nel cinema prodotto per il grande pubblico, ossia quella di proporre personaggi femminili forti e risoluti, e tuttavia non scade mai nella facile retorica che spesso dà corpo a siffatta proposta.

Preziosa come di consueto è altresì la regia del veterano Neri Parenti, abile nel valorizzare le gag mediante l’attenta composizione delle inquadrature ed a tratti persino in preda a suggestioni cinefile (la sequenza nell’abitazione del serial killer è infatti un omaggio estemporaneo alla tradizione degli horror e thriller americani).

Spiace soltanto constatare, a conclusione della presente rassegna, che questo sia l’ultimo cinepanettone della coppia artistica Boldi – De Sica, i quali da qui in avanti avrebbero seguitato a celebrare feste e vacanze ciascuno con progetti autonomi. Il loro ritorno assieme in Amici come prima (una commedia che però non è un cinepanettone) ed alcune recenti dichiarazioni fanno tuttavia ben sperare in un futuro prodigo di sorprese, cosicché in questa sede si possa tornare a scrivere di un filone che ha segnato la storia della cinematografia italiana.

3 risposte a “Ode al femminismo: “Natale a Miami” di Neri Parenti (2005)”

  1. Avatar jhonnysilver90
    jhonnysilver90

    Parenti è un precursore dell’emancipazione femminile. La rilettura in questa chiave delle sue opere genera un percorso tortuoso e in salita, un po’ come è stato quello dell’umanità, alla ricerca del giusto spazio decisionale e dell’indipendenza. Che dire, un maestro. Grazie.

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  2. Avatar La terza via al sublime: “Barbarella” – Calvari Film Institute

    […] per l’Institute, che già da tempo conduce e promuove approfonditi studi in materia di femminismo, come dimostrano questo longevo CoFF e la più recente iniziativa del Murderer, I […]

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