La forma e la vita: “Vacanze di Natale 2000” di Carlo Vanzina (1999)

Alle soglie del nuovo millennio i Vanzina Bros. tornano sul luogo del diletto e sfornano un cinepanettone che, lungi dall’essere una mera riproposizione della loro originaria pellicola natalizia, manifesta anzi potenzialità prima inespresse del linguaggio cinematografico.

Le premesse sono, sì, in buona parte analoghe a quelle di Vacanze di Natale, con l’arrivo di diverse comitive a Cortina per le festività di fine anno: c’è la benestante famiglia dei Covelli, un’altra famiglia più umile, giovani in cerca di divertimento e amori già nati o destinati a sbocciare. Se tuttavia nel capostipite della saga la narrazione procedeva secondo un andamento tutto sommato organico, sviluppando le relazioni umane con piglio improntato alla quasi-credibilità (vale a dire la verosimiglianza cinematografica), Vacanze di Natale 2000 si distingue invece per una delicata operazione di riscrittura che, pur mantenendo quale fulcro del racconto i rapporti tra i protagonisti, elude e sistematicamente rompe gli schemi precostituiti della drammaturgia.

Si ha d’altronde a che fare con autori capaci di abbinare, in maniera assolutamente non gratuita, Vamos a la playa ad una scena di sci di fondo.

Foreshadowing in pieno stile Vanzina

V’è innanzi tutto il tentativo di radicare la vicenda filmica nel contesto culturale al di fuori dello schermo. Ciò attraverso il richiamo a figure celebri e fenomeni della contemporaneità che, nei dialoghi tra i personaggi, divengono oggetto di un citazionismo ai limiti del compulsivo, come a voler fornire un continuo termine di paragone. L’elenco è lunghissimo, tanto da sortire un effetto deliberatamente straniante: Montezemolo, Schumacher, Fiorello, Bonolis, Agnelli, Berlusconi, Harrison Ford, Stanlio e Ollio, Benetton, Armani, Renzo Piano, i Cugini di Campagna, i Neri per Caso, Raffaella Carrà, le Spice Girls, Baricco, il Maurizio Costanzo Show, Beautiful, le famiglie Barilla e Gazzoni, Eva Herzigová, Stefania Belmondo, Bobo Vieri, Tronchetti Provera, Raoul Bova, Alba Parietti, Marta Marzotto, Luciano De Crescenzo, Sgarbi, Ivana Trump, Ricky Martin, Fantozzi, Mr. Bean, Alessia Merz, Bill Gates, Flavio Briatore, Naomi Campbell, Totti, Sailor Moon, Emilio Fede, i Pooh, il Mostro di Firenze, la Signora in giallo e Heidi. Ancor più significativa è la partecipazione di Megan Gale, all’epoca star di spot televisivi, nei panni di se stessa.

La performance che ha fatto guadagnare a Megan Gale un ruolo in Mad Max: Fury Road

Su cotanto sostrato dell’immaginario popolare si innestano intrecci e sottotrame che hanno quale comune denominatore la tematica della finzione: inganni, equivoci, raggiri, simulazioni e dissimulazioni, tali per cui giovani squattrinati fanno credere di appartenere a ricche casate dell’imprenditoria e della nobiltà, un padre di famiglia nasconde all’amante la propria situazione matrimoniale, uno scambio di lettere provoca conseguenze incresciose e via discorrendo.

È qui che i Vanzina dimostrano grande padronanza della materia e, al contempo, sorprendente libertà creativa, rifuggendo i soliti canovacci in favore di soluzioni inedite.

Si pensi al rapporto tra Massimo Boldi e Christian De Sica, entrambi capifamiglia il cui primo, rocambolesco, incontro è causa di reciproca antipatia. Ebbene tale ostilità, sulla quale sarebbe stato comodo giocare per il resto del film, viene invece accantonata nella sequenza immediatamente successiva, grazie ad una scrittura di scena in grado di anticipare con ampie falcate la nascita della complicità tra i due uomini e così orientare il racconto verso sviluppi meno ovvi.

Sviluppi meno ovvi

Di altrettanto pregio è la parabola narrativa di Esmeralda (una Carmen Electra ad inizio carriera), ragazza cubana d’animo buono che, giunta in Italia a seguito della promessa di matrimonio fattale da Boldi, scopre con cocente delusione che lui è un “hombre de mierda” già ammogliato. Anche qui i Vanzina innovano, scartando il topos della scoperta della relazione da parte della moglie e soffermandosi piuttosto sugli sforzi di Esmeralda nel racimolare il denaro necessario per il viaggio di ritorno in patria. Prende così il via una sequela di sventure, reminiscente di certa letteratura inglese (Dickens, ma anche la Pamela di Samuel Richardson), che non ha però la funzione d’insegnamento morale né lo scopo di restituire un plausibile affresco della psicologia del personaggio: Esmeralda accetta infatti con assoluta disinvoltura di lavorare come cubista e, nell’epilogo, si rappacifica con l’odiato Boldi senza particolari remore.

Esmeralda, o la virtù premiata

Queste ed altre scelte narrative prendono in contropiede il pubblico, il cui affidamento verso un’evoluzione della trama più prevedibile era stato prima alimentato da elementi e situazioni invece suscettibili di facile immedesimazione. Si determina in tal modo un generale disorientamento, come accadeva in Vacanze di Natale ’95 ma con una prospettiva ora differente e sfaccettata, giacché l’obbiettivo non è più suscitare l’angoscia dello spettatore né maldisporlo nei confronti dei personaggi.

I Vanzina, al contrario, sembrano voler provocare una sospensione di giudizio, se non addirittura indulgenza, a beneficio dei loro protagonisti, e a tal fine valorizzano quei momenti in cui, mutuando una distinzione di pirandelliana memoria, la vita prevale sulla forma. Laddove la forma identifica le manifestazioni dell’essere umano assoggettate alle regole dei poteri costituiti, e quindi l’adesione ai vincoli che strutturano la società così come l’arte, la vita sta nei moti istintivi ed irrazionali dell’animo.

La sceneggiatura, forse arricchita dalla brillante improvvisazione degli interpreti, lascia appunto affiorare la vita in molteplici frangenti, creando ed assecondando sinergie che resterebbero precluse, o comunque abbisognerebbero di tempo assai maggiore per maturare, se ci si attenesse ad un approccio sempre rispettoso della forma.

Attimi di vita

La tendenza appena descritta trova il proprio campione in uno straordinario Enzo Salvi, peraltro alla sua prima prova cinematografica nel ruolo di “Er Cipolla”. L’energia che il personaggio riesce a portare in scena è infatti tale da infrangere continuamente l’impianto della rappresentazione, trascinando pure i comprimari in un vortice caotico che sottrae i gesti e le reazioni ad ogni principio di plausibilità.

Me sento come ‘n ovo de Pasqua sotto l’arbero de Natale.
Straaano!

Piace pensare, prendendo spunto dalla battuta di “Er Cipolla” sopra riportata, che l’impresa realizzata dai Vanzina possa essere riassunta proprio così, con l’aver messo un uovo di Pasqua sotto l’albero di Natale. Un atto all’apparenza scherzoso, stravagante, e ciò non di meno portatore di un più serio proposito: inaugurare il terzo millennio all’insegna della spensieratezza, con un messaggio di speranza.

Assume allora ben altro spessore una delle sequenze finali in cui Boldi e De Sica, dopo essersi smarriti nella notte di Capodanno, contemplano all’alba le vette innevate che affiorano da un mare di nebbia, enunciando i valori per una rinnovata civiltà: abolizione delle tasse, pensione a trentanove anni, fine delle code sul raccordo anulare di Roma, riapertura dei casini e niente più mogli.

3 risposte a “La forma e la vita: “Vacanze di Natale 2000” di Carlo Vanzina (1999)”

  1. Avatar effe
    effe

    Magistrale lettura dell’ opera, mi trovo d’ accordo con ogni cosa. Anche con ciò che, vedendo il film, non mi veniva neanche in mente!

    "Mi piace"

  2. Avatar jhonnysilver90
    jhonnysilver90

    Questo film mi ha traghettato in un tempo dove si guardava al mondo con ingenua speranza. Dove il perbenismo ancora non aveva surclassato la genuina goliardia nel beffarsi degli stereotipi. Per me, storico detrattore del cinepanettone, ritrovarmi a sorridere di nostalgia è stato catartico. Un uovo di Pasqua a natale, sul serio.

    "Mi piace"

Lascia un commento