L’eterno ritorno della festa: “Vacanze di Natale” di Carlo Vanzina (1983)

Considerato comunemente il capostipite del filone dei cinepanettoni, Vacanze di Natale propone per la verità una ricetta dalla quale le successive pellicole presto si allontaneranno, in favore di altri sapori. Sigla!

È in effetti fuor di dubbio che la sceneggiatura confezionata dai fratelli Vanzina costituisca un modello al quale i loro epigoni (e gli stessi Vanzina) attingeranno a piene mani per delineare i fatti, le dinamiche ed i temi che tipicamente farciscono un cinepanettone, ossia: l’ambientazione vacanziera, l’assenza di una storia vera e propria, l’articolarsi della narrazione attraverso i rapporti tra i molti personaggi, il fitto intreccio di corpi e di corna, la valorizzazione degli esponenti di comunità straniere, il femminismo, etc. Il tutto stavolta, giacché è la prima volta, viene impiattato e servito con una sobrietà quasi sorprendente per chi già conosce le sperimentazioni che subentreranno negli anni a venire. Pesa, sotto questo profilo, l’assenza di fantasisti quali Massimo Boldi o Enzo Salvi, la cui carica anarchica trascinerà via via il genere nei reconditi meandri dell’incongruo.

Tutto il ripieno di un buon cinepanettone in un solo fotogramma

A stupefare davvero il palato ed ogni altro senso è però l’ingrediente con cui i Vanzina sapientemente ricoprono l’intera pietanza, formando uno strato tanto spesso quanto prelibato. Vale a dire, la musica:

La colonna sonora, fitta antologia dei successi del periodo, fluisce pressoché ininterrotta dai titoli di testa a quelli di coda. V’è persino una scena in cui, sul sottofondo di Ancora di Eduardo De Crescenzo, due personaggi replicano l’uno all’altro con titoli e frasi di altre canzoni ancora. Non si tratta di una facile astuzia per rimarcare la carica emotiva di un determinato momento, bensì di una strategia più generale e meglio calibrata.

Il risultato complessivo è infatti tutt’altro che stucchevole, suscitando anzi nello spettatore un’inaspettata ma gradevole sensazione: quella di trovarsi ad una festa.

Non una festa qualsiasi, ma una di quelle migliori a cui capita nella vita di partecipare: in compagnia cioè di cari amici e magari nuove e piacevoli conoscenze, con tanta musica, un’atmosfera leggera e spensierata, buone conversazioni e molte emozioni, compresa una certa nostalgia quando ormai l’esperienza sta per volgere al termine. Non è quindi un caso che una delle ultime battute pronunciate nel film sia la seguente:

Quando partono i clienti c’è sempre un po’ di malinconia, come quando finisce una festa e restano solo i bicchieri da lavare.

A confortare tale sensazione è pure la narrazione. A seguito dell’arrivo dei personaggi a Cortina d’Ampezzo e fino alla loro ripartenza, la maggior parte delle vicende si sviluppa infatti in situazioni di socialità quali cene, serate in locali e, appunto, feste. Il montaggio a sua volta, per precisa scelta autoriale, tende a dissolvere l’autonomia di ciascuna di queste sequenze ed unificarle invece in un flusso continuativo. Il film finisce così per configurarsi esso stesso come un lunga festa, sospesa in una dimensione rarefatta.

Un giovane Christian De Sica ed il resto del cast si accingono a brindare alla nascita dei cinepanettoni

E dopo che la festa si è conclusa, che fare? I Vanzina formulano un’esplicita risposta al quesito per bocca di Billo (un Jerry Calà in grande spolvero), il musicista itinerante che di lavoro intrattiene quanti cercano un po’ di svago in vacanza. Il parallelismo tra siffatta figura e gli artefici del cinema pensato per il grande pubblico è evidente.

Ebbene, la risposta ha un retrogusto, metanarrativo e persino filosofico, assai stuzzicante: la festa non finisce mai davvero finché perdura la volontà di festeggiare. Pertanto poco importa se il periodo natalizio è ormai alle spalle, perché arriverà l’estate e con essa le vacanze in Costa Smeralda, e poi di nuovo le festività di fine anno. Viene così teorizzato, in sostanza, l’eterno ritorno della festa.

Jerry Calà discetta di filosofia con alcune studiose di Nietzsche

Allo stesso modo, dopo Vacanze di Natale la voglia di cinepanettone non ha mai abbandonato la tavola e gli schermi delle famiglie italiane. Certo, con il tempo l’appetito si è affievolito ed il mito di molti esponenti legati a questa fortunata stagione cinematografica è ormai tramontato o si appresta a farlo. Ciò nonostante, piace pensare che ci sia del vero nelle parole di Billo: ci sarà sempre una festa cui prendere parte, finché ci sarà qualcuno animato dalla voglia di festeggiare.

5 risposte a “L’eterno ritorno della festa: “Vacanze di Natale” di Carlo Vanzina (1983)”

  1. Avatar jhonnysilver90
    jhonnysilver90

    Come al solito noto che l’istituto infila le mani dove tutti han trovato solo liquami ed estrae riflessioni, introspezioni e nostalgia. Devo dire che questa rilettura ha stimolato il mio appetito e sedato il mio pregiudizio. Mi dispiace solo che l’eterna festa ora abbia un seguito meno nutrito. Colpa, di sicuro, delle nuove tecnologie e degli ogm.

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  2. Avatar Madonna mia che ansia terribile: "Vacanze di Natale '95" di Neri Parenti (1995) – CALVARI FILM INSTITUTE

    […] qua: elementi di critica sociale, per così dire, erano d’altronde già presenti nel seminale Vacanze di Natale. Da qui l’esigenza espressiva di portare a compimento un’operazione ancora più […]

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  3. Avatar La forma e la vita: "Vacanze di Natale 2000" di Carlo Vanzina – CALVARI FILM INSTITUTE

    […] premesse sono, sì, in buona parte analoghe a quelle di Vacanze di Natale, con l’arrivo di diverse comitive a Cortina per le festività di fine anno: c’è la […]

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  4. Avatar L’Institute va al mare: “Sotto il sole di Riccione” – Calvari Film Institute

    […] a febbraio ed il successo è tale che i Vanzina già a dicembre ripropongono la stessa formula in versione natalizia. Nasceva così il Cinepanettone: un grande anno, dunque, per i Vanzina (autori di ben quattro […]

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